La Commissione Ue non aprirà una procedura d’infrazione contro l’Italia


L’Ue ha spiegato che l’Italia l’ha evitata grazie alla manovra correttiva che abbasserà il deficit. L’ultima parola spetta ora ai ministri delle finanze dell’Ue

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici (foto: Alessia Pierdomenico/Bloomberg via Getty Images)

Il 3 luglio da Bruxelles sono arrivate due notizie importanti per il nostro paese: David Sassoli, un ex giornalista e politico di Firenze, è diventato il nuovo presidente del Parlamento europeo, e la Commissione ha ritirato la raccomandazione sull’apertura di una procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo causato dal mancato rispetto dalle regola sul debito da parte del nostro paese.

Avevamo posto tre condizioni”, ha detto il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici.

Dovevamo compensare lo scarto per il 2018, quello del 2019 dello 0,3% e ottenere garanzie sul bilancio 2020. Il governo ha approvato un pacchetto che risponde alle nostre tre condizioni e quindi la procedura non è più giustificata”.

Il verdetto dei commissari

Bruxelles rimproverava all’Italia di non aver rispettato le regole europee in base alle quali ogni stato con un debito superiore al 60% del Pil deve rientrare ogni anno di un ventesimo. Roma ha un debito tra i più alti al mondo e anziché diminuirlo, l’ha aumentato ulteriormente. Come riporta Il Sole 24 Ore, quest’ultimo è infatti passato dal 132,2% del Pil nel 2018 al 133,7% nel 2019, e probabilmente arriverà a quota 135,2% nel 2020.

L’esecutivo comunitario aveva raccomandato la procedura d’infrazione anche per l’aumento del deficit, ovvero del debito annuale. Secondo alcuni dati, quello italiano era arrivato al 2,5% del Pil e, nel 2020, avrebbe addirittura superato il limite del 3% fissato dai vincoli europei.

Nella riunione di oggi, i commissari sono tornati sui loro passi perché il 1° luglio il Consiglio dei ministri ha posto in essere una manovra correttiva, contrariamente a quanto avevano annunciato nei mesi precedenti i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Al vertice, a cui non ha partecipato il capo politico del Movimento 5 stelle, il governo ha deciso di non utilizzare una parte dei soldi stanziata per finanziare quota 100 e il reddito di cittadinanza che si era rivelata superflua. Si tratta di un tesoretto da circa 1,5 miliardi di euro. Ha inoltre messo in campo risorse per altri 6,1 miliardi di euro, frutto di maggiori entrate e maggiori utili o dividendi, con la legge di assestamento di bilancio. L’atto dà conto di tutte le spese ed eventuali variazioni nei primi mesi dell’anno.

La correzione decisa dal governo Conte, pari allo 0,42% del Pil, è molto significativa”, ha fatto sapere Moscovici ricordando che, con queste misure, il deficit italiano scenderà al 2,04%.

Ma non è detta l’ultima parola

Sì: e il motivo è che non è la Commissione decidere se aprire o no una procedura di infrazione. L’organo esecutivo e guardiano dei trattati può solo raccomandare di aprirne una.

L’ultima parola spetta all’Ecofin, l’organo che raduna tutti i ministri dell’Economia, e che si riunirà per prendere una decisione in merito il 9 luglio. Secondo Moscovici, non è escluso che alcuni suggeriscano di aprire la procedura, ma non dovrebbero esserci sorprese. “Mi aspetto che i ministri nel loro insieme si diranno d’accordo con la nostra analisi”, ha spiegato il francese.

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