Poi la fondazione lavora alla progettazione analogica e segnali misti, per applicazioni biomediche, industriali e ambientali; ai microchip per le telecomunicazioni spaziali e terrestri nelle bande millimetriche e per il 6G; elettronica di potenza; confezionamento avanzato; infrastrutture per la progettazione e i test.
Le collaborazioni in campo
Non si parte da zero. In questi due anni la fondazione ha già messo piede in vari progetti. Da gennaio è dentro l’Eu Chip design platform, il progetto per coordinare design e hardware aperti, specie a sostegno delle piccole e medie imprese, a guida belga, e da giugno dentro la squadra guidata dal Consiglio nazionale delle ricerche per una linea pilota per lo sviluppo di semiconduttori a banda larga efficienti dal punto di vista energetico. Due programmi che valgono 2 milioni di fondi cadauno. Poi da gennaio rivestirà il ruolo di Centro di competenza nazionale, come definito dalla strategia che richiede antenne sul territorio (con altri 2 milioni a sostegno). E poi è inserita in due progetti europei di ricerca. Il primo, Chassis, è guidato dalla tedesca Bosch. Partito a novembre, si dà tre anni per una integrazione di sistemi di calcolo ad alte prestazioni nel settore automotive. Il secondo, Turandot, vede al timone l’olandese Nxp. E anche in questo caso ha come focus processori per applicazioni automobilistiche.
La ragione è semplice. Per l’Europa è un settore strategico dove l’indipendenza da fornitori esterni assume rilevanza crescente per la sicurezza delle forniture. Come hanno fatto capire i brividi corsi lungo la schiena ai produttori di auto dopo i blocchi alle esportazioni decise dalla Cina in risposta al braccio di ferro con il governo olandese sul caso Nexperia, azienda del settore controllata da un socio del Dragone.
Insomma, Chips.it dovrà aiutare l’Italia a concentrare gli investimenti nelle aree dove il vento può tornare a spirare in poppa, come le applicazioni specifiche per l’industria, l’hardware aperto e l’efficienza energetica, e tenere la nave lontana dalle secche di una competizione diretta nei segmenti dominati da attori extra-europei che hanno fondi a dismisura e un vantaggio difficilmente colmabile in settori come le unità di elaborazione grafica (Gpu) o i chip sotto i 3 nanometri.
Non è una sfida scontata. Per questo Chips.it conta di lavorare gomito a gomito con altri enti deputati a queste funzioni di ricerca avanzata. Come l’Istituto italiano di tecnologia di Genova, che ha fatto della robotica la sua vocazione, o AI4Industry, la fondazione insediata a Torino per lo sviluppo dell’AI in ottica industriale. Tutto si tiene: i chip alla base, l’AI come motore di nuova produttività, i robot come nuova frontiera della sfida globale. Da gennaio si comincia. La partita è aperta.


