Esplora il mondo della tecnologia e del lifestyle con Consigli Tech e Lifestyle di Flavio Perrone

La missione Artemis 2 è appena stata rinviata a marzo, la Luna ha aspettato 53 anni e dovrà aspettare ancora

di webmaster | Feb 4, 2026 | Tecnologia


La Luna dovrà aspettare. Artemis 2, la prima missione che riporterà gli esseri umani nello spazio profondo a più di 50 anni dall’ultima volta, è appena stata rinviata. Le prossime finestre di lancio disponibili saranno fra il 7 e l’11 marzo, ognuna di 120 minuti.

Lo ha comunicato la Nasa con un post su X, a fronte dei diversi problemi emersi durante il Wet dress rehearsal (o Wdr), conclusosi all’alba di martedì 3 febbraio. Sebbene il risultato delle analisi preliminari sarà ufficializzato in una conferenza stampa programmata alle 18, il Wdr – la minuziosa serie di test durante la quale il razzo è stato rifornito con idrogeno e ossigeno liquidi comprovando tutte le procedure fino a poco prima dell’accensione dei motori – ha evidenziato, in particolare, diverse perdite di idrogeno oltre i limiti tollerati alla base dell’imponente sistema di lancio, lo Space Launch System.

Era previsto che i quattro astronauti dell’equipaggio, Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch (della Nasa), insieme con l’astronauta dell’agenzia spaziale canadese Jeremy Hansen, partissero dal 9 febbraio alle 5:20 italiane, diretti verso la Luna come non accade dal dicembre del 1972, quando la missione Apollo 17 concluse il primo programma lunare statunitense.

Circa le successive finestre di lancio, la complessità delle meccaniche orbitali, che tengono conto della rotazione terrestre, dell’orbita lunare e dell’allineamento fra la Terra, la Luna e il Sole, impone una pianificazione articolata: dopo circa una settimana di opportunità, seguono tre settimane senza finestre disponibili. Al momento sono programmate finestre alternative fino a fine aprile, la prima il 7 marzo alle 2:29 italiane.

Il (già noto) problema dell’idrogeno. E non solo.

Dalle (poche) informazioni al momento disponibili, sembra che la perdita di idrogeno sia stata rilevata all’interfaccia del tail service mast umbilical, il braccio robotico che alimenta il razzo Sls con propellente criogenico. Attorno alle 18:30 italiane del 2 febbraio erano iniziate le operazioni di riempimento lento (slow fill) dei serbatoi del primo stadio – il core stage -, di Sls con idrogeno e ossigeno liquidi, quindi la fase di riempimento rapido (fast fill). Durante il caricamento dell’idrogeno nel core centrale, però, è stata rilevata una perdita superiore ai limiti tollerati, in prossimità di una delle interfacce di rifornimento, tra il corpo del razzo e le strutture di terra. I tecnici hanno interrotto il caricamento nel core stage, ma sembra che anche le procedure sviluppate dopo Artemis 1, che aveva sofferto degli stessi problemi, non abbiamo funzionato del tutto. “Il tasso di perdita all’interfaccia del tail service mast umbilical ha continuato a superare i limiti consentiti“, ha comunicato la Nasa.

L’idrogeno liquido alimenta i quattro motori RS-25 del core stage a temperature di -253° gradi. A quelle temperature, anche la più piccola imperfezione nelle guarnizioni causa perdite. Ed essendo la molecola più piccola esistente, l’idrogeno trova sempre una via di fuga.



Fonte

Written By

Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

Related Posts

Impact-Site-Verification: c90fc852-aae7-4b2e-b737-f9de00223cb0