Un dato che, se unito a quello delle molte ricerche online sui risultati delle partite delle nazionali di questi paesi, può giustificare la crescita di interesse del cricket nel nostro paese. Un interesse digitale, ma anche sempre più reale.
Il suo potere di unire le diverse etnie nel nostro paese
“Il cricket in Italia si struttura a partire dagli anni Ottanta – racconta Simone Gambino, fondatore prima e presidente poi dell’Associazione italiana cricket – grazie all’iniziativa di alcuni studenti che avevano frequentato i college britannici e che si erano appassionati a questo sport. E poi è continuata con le prime immigrazioni di origine asiatica, soprattutto dal subcontinente indiano”.
Questa combinazione emerge anche all’interno della nazionale maschile italiana, che si è qualificata per la prima volta nella sua storia alla Coppa del Mondo T20 di cricket 2026 in India e Sri Lanka, e che è formata per lo più da “oriundi”, ovvero persone nate in altri paesi ma che hanno anche la nazionalità italiana.
“Il cricket in Italia genera una sorta di ‘attrazione degli opposti’ – continua Gambino – perché unisce sia i figli degli immigrati da quei paesi, amanti del cricket, sia i figli degli emigrati italiani che hanno lasciato il paese un secolo fa per andare a lavorare, ad esempio, in Australia, dove il cricket è molto popolare”.
L’Italia per la prima volta alla Coppa del Mondo T20 maschile
A leggere i nomi degli azzurri che rappresenteranno l’Italia ai mondiali questo carattere multi etnico e questa unione di culture emerge molto chiaramente: il capitano, Wayne Lee Madsen, è nato in Sudafrica e ha origini italiane, così come il wicket-keeper, uno dei più importanti in una squadra di cricket, nato nei pressi di Londra da emigrati italiani. Come loro, sono diversi i giocatori nati nei vari paesi del Commonwealth e poi diventati italiani grazie ad alcuni antenati, più o meno lontani.
Ci sono poi coloro che sono nati altrove, in paesi dove il cricket ha grande cultura, posti come lo Sri Lanka, il Bangladesh, l’India e il Pakistan, e diventati italiani dopo essere giunti qui con la famiglia o per lavorare. È questa la storia di giocatori come Crishan Jorge Kalugamage, Zayn Ali, Hassan Ali e Syed Naqvi, nomi che raccontano le loro origini e che uniscono il nostro paese a quelle nazioni dove il cricket è vissuto come una religione laica.
Anche l’allenatore, John Davison, è un canadese, ha una lunga esperienza nel cricket del suo paese, ed è stato chiamato alla guida della nazionale italiane proprio per preparare il primo storico mondiale.


