La politica italiana, incapace di chiudere i conti e rigenerarsi


Ogni anniversario e commemorazione ci ricordano che non siamo cambiati, ma bloccati a chiederci se c’è stata davvero una trattativa tra Stato e mafia, a indagare sull’eterno sistema-tangenti e a osservare passivi le nuove generazioni che fanno il saluto romano

Alla fine la Tav si farà, o così sembra. Con una diretta Facebook, il premier Giuseppe Conte ha sottolineato che sono mutate le condizioni rispetto al marzo scorso, quando si era detto contrario alla grande opera. “L’Europa si è detta disponibile ad aumentare il finanziamento. Per la tratta nazionale l’Italia potrebbe beneficiare del finanziamento del 50 per cento. Ulteriori finanziamenti saranno disponibili grazie all’impegno del ministro Toninelli”, ha evidenziato. Inoltre, “il 18 giugno la Francia si è espressa a favore dell’opera.

Se volessimo bloccare l’opera non lo potremmo fare, condividendo questo percorso con la Francia”.

Il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader leghista Matteo Salvini (foto: Alessandra Benedetti – Corbis/Corbis via Getty Images)

Il discorso ha causato dure reazioni nel Movimento 5 stelle. “È un regalo a Macron”, hanno dichiarato, invocando le Camere a esprimersi sulla questione. “Si farà come sempre chiesto dalla Lega”, ha invece esultato il vicepremier Matteo Salvini. Insomma, quello che doveva essere un punto definitivo alla pluriennale vicenda Tav si è subito trasformato in una nuova guerra tra i partner di governo Lega e M5s, che presumibilmente continueranno a litigare sull’argomento nella lunga estate italiana. Un’estate che si preannuncia molto calda, caratterizzata da una serie di dossier e scandali aperti su cui la politica si divide, una sorta di palude di particolarismi in cui si rimane impantanati, senza che il Paese riesca ad andare avanti.

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(foto: Ap/LaPresse)

Lo scandalo Moscopoli, con la banderuola M5s che passa da un giorno all’altro dal chiedere commissioni d’inchiesta a dire di aver piena fiducia in Matteo Salvini, nel timore di una possibile caduta del governo. Il tormentone Bibbiano, con le sue strumentalizzazioni di chi come il M5s farebbe bene a guardare nel proprio orto, ma anche di una Lega che fa passerelle in paese accendendo i riflettori su un tema sì grave, ma privo di connotazioni politiche come vorrebbero far credere. Un modo per distogliere l’attenzione dai fatti russi.

(Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Si parla (in termini sbagliati) di Bibbiano e viene dato meno risalto mediatico ad altri fatti gravi, ma a cui ormai siamo abituati: lo scandalo tangenti di Milano, con l’iscrizione nel registro degli indagati del presidente Fontana, o l’arresto del sindaco leghista di Apricena (Foggia), Antonio Potenza, che favoriva imprenditori amici negli appalti. Mentre in questi giorni ci ha lasciato Francesco Saverio Borrelli, capo del pool Mani Pulite, ci ricordiamo che quell’inchiesta non cancellò la corruzione in che al contrario è ancora viva e più vegeta di prima. E che dire della criminalità organizzata? È di poche ore fa l’assoluzione dell’ex ministro Mannino, considerato l’uomo che diede avvio al patto sporco” tra Stato e mafia. Sono passati quasi trent’anni dalla morte di Falcone e Borsellino e ancora siamo punto e da capo nella ricerca di verità sull’argomento.

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(foto: LaPresse)

L’Italia del 2019 è questa, un paese che spesso sembra rimasto ancorato al passato e al passato peggiore anche dal punto di vista ideologico. Un paese che assiste al dilagare di un sentimento fascista tra le nuove generazioni, a ragazzi che dopo una condanna, fanno il saluto romano in Tribunale e a politici che, per mera convenienza politica, non riescono a sgomberare uno stabile occupato abusivamente da un gruppo di estrema destra, reo di tanti atti di violenza.

41st anniversary of Acca Larentia killings in Rome
(Photo by Michele Spatari/NurPhoto)

Siamo un paese che non riesce a disincagliarsi dai suoi soliti scandali e dai dossier su cui si discute da decenni, senza arrivare a una quadra. Una pratica che si è amplificata col governo gialloverde, quello del cosiddetto cambiamento, impegnato in una perenne campagna elettorale che proprio da questi litigi e scaramucce trae la sua linfa, così come dal coprire con “e allora Bibbiano?” le grane di casa. Perfino su casi delicati e atroci come quest’ultimo, si riesce a far propaganda, facendo divenire priorità politica una vicenda esclusivamente giudiziaria e riuscendo a litigarci sopra, mentre l’economia arranca, decine di fabbriche rischiano di chiudere, permane una disoccupazione record e la corruzione occupa le pagine dei giornali.

Aspetti impossibili da affrontare, finché la priorità della classe governativa sarà lo scontro politico e l’insabbiamento dei mali che da decenni affliggono il paese, per uscirne puliti.

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