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La prima serata di Sanremo e gli italiani popolo di santi, poeti, navigatori e tristanzuoli (ridateci Nilla Pizzi a questo punto)

di webmaster | Feb 25, 2026 | Tecnologia


Stamattina appena sveglia ho chiesto ad Alexa di riprodurre la playlist del festival di Sanremo 2026. E quando sono uscita ho continuato ad ascoltare i brani muovendomi tra metropolitana e tram milanesi. La prima serata del Festival non è mai un buon momento per decidere se le canzoni ti piacciono (salvo rarissimi casi di folgorazione immediata, per me era stata Tuta Gold nel 2024). Ieri sera avevo avuto una sensazione mista di noia e di tristezza, come se non avessi visto nulla e ascoltato nulla. Con l’eccezione di Gianna Capaldi Pratesi, la signora di 105 anni che ha più energia di quanta io ne abbia mai avuta e ovviamente Tiziano Ferro.

Una sensazione che avevo già provato in altri anni, quando il Festival era stato meh e non era riuscito a far venir fuori quell’anima pop romantica-allegra-divertente e magari un po’ caciarona che alla fine è il suo bello. Ieri sera mi sono chiesta cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutta questa ondata di tristezza, sconforto e note da funerale. Quell’oversharing di sentimenti che è un po’ come quando conosci qualcuno che vuole a tutti i costi farti sapere tutto della sua vita e tu vorresti dire no, grazie, a posto così. Per carità, l’introspezione dell’artista ci sta tutta, però al quinto racconto di malesseri (non intesi come li intende la Gen Z, magari!), labirinti, tempi perduti e mali necessari cominciamo a cedere un po’ e a vedere come miraggio Angela dei Ricchi e Poveri che gira, gira, gira…

Certo, ci sono anche brani più vivaci, ci sono le Bambole di Pezza, c’è Sayf con un sorriso che illumina l’Ariston, c’è Ditonellapiaga, c’è Sal Da Vinci. Però rimane quella sensazione che non ci si riesce a scrollare di dosso. Anche nei momenti che dovrebbero essere un inno al pop più leggero, come l’esibizione di Elettra Lamborghini, tutto sembra statico, senza energia. Non c’è neanche una Marcella Bella che ci fa diventare tutte fortetosteindipendenti. E persino Can Yaman pare una statua prigioniera di quel completo con pettorali a vista. L’ingresso sul palco degli artisti sembra un portale che, una volta attraversato, ti porta via qualunque gioia di vivere.

Il tutto mi ha ricordato un racconto di Stephen King, I Langolieri della raccolta Quattro dopo mezzanotte (1990) in cui i protagonisti finiscono in una dimensione temporale morta in cui il cibo e le bevande non hanno sapore.

Anche dalle interazioni social si respira la stessa aria: secondo la ricerca di DeRev nel 2024 i profili di Sanremo avevano conquistato 146.540 follower in più in occasione dell’apertura e nel 2025 il totale si era fermato a 94mila, mentre quest’anno non arrivano alla metà: 43.274 mila. Stesso copione sul fronte delle interazioni: erano state 3 milioni 568mila nel 2025, sono 1 milione e 703mila in questo 2026.

Siamo davvero così stanchi? E se lo siamo, perché non potete darci Cuoricini per tirarci su di morale? The night is dark and full of terrors, almeno a Sanremo non ci possiamo divertire un po’?



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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