È la fine della sessione invernale, e i criminali informatici non potevano trovare momento più propizio per attaccare l’Università La Sapienza di Roma. Da questa mattina, infatti, il sito ufficiale dell’ateneo risulta irraggiungibile, ma già dalla serata di ieri gli studenti hanno avuto qualche avvisaglia di malfunzionamenti tecnici, quando gli è stato negato l’accesso al sistema interno dedicato ai servizi di pagamento e prenotazione esami, Infostud. Soltanto una decina di minuti fa, però, La Sapienza ha confermato di essere rimasta vittima di un attacco informatico, motivando il blocco totale dei sistemi universitari. “In via precauzionale, e al fine di garantire l’integrità e la sicurezza dei dati, è stato disposto l’immediato blocco dei sistemi di rete – si legge nelle Stories dell’account Instagram dell’ateneo -. Attualmente, una task force tecnica è al lavoro per analizzare e avviare le procedure di bonifica e ripristino graduale dell’infrastruttura, anche facendo affidamento sui sistemi di backup che non sono stati interessati dall’incidente”.
Per garantire la sicurezza di studenti e operatori, infatti, l’università si è subito rivolta all’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale, che si è messa a lavoro con i tecnici interni per ripristinare i sistemi digitali nel minor tempo possibile. A questo punto, quindi, non c’è altro da fare che attendere. Nel frattempo, però, gli studenti dell’ateneo capitolino, il più grande in Italia, stanno esprimendo tutta la loro frustrazione e preoccupazione per il blocco dei sistemi in un momento tanto delicato come quello dell’ultimo appello della sessione. “Infostud è (di nuovo) sotto attacco hacker e questa volta sono riusciti a entrare nel database della segreteria – scrive uno studente su X -. Se mi ritrovo gli esami cancellati non potrei rispondere delle mie azioni”.
Il precedente del 2011
Non si tratta della prima volta che l’Università La Sapienza cade vittima dei criminali informatici. Nel luglio 2011, infatti, era rimasta vittima di un attacco su scala internazionale, che aveva coinvolto decine di atenei a Bari, Cagliari, Foggia, Napoli, Salerno, Milano, Siena, Pavia e altre città italiane. In quell’occasione, i cybercriminali erano riusciti a entrare nei sistemi informatici universitari e a sottrarre dati sensibili di studenti e professori, quali codici fiscali, indirizzi email, numeri di telefono e password per accedere alle rispettive reti universitarie.


