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Da Wired.it :

Ne seguiamo le vite prima della partenza ma poi una volta passati attraverso la scena del disastro aereo (una delle migliori mai viste, capace di catturare il dolore fisico, la morte e le mille piccole conseguenze di un impatto simile), il film cerca di ricostruire questi personaggi da zero, come se dovessero assumere un altro ruolo in questa neonata società che ha il solo obiettivo di far sopravvivere tutti. C’è la grande conoscenza dei meccanismi del cinema commerciale americano in cui si è formato professionalmente Bayona, unita a una scrittura più tipica dei film sudamericani (La società della neve del resto è una coproduzione tra Stati Uniti, Uruguay e Cile patrocinata da Netflix) che di tanto in tanto sposta l’attenzione dalla consueta concentrazione sull’azione del cinema americano e quella sui personaggi.

Il continuo rimbalzare tra queste due dimensioni del racconto anima molto bene il film, che è dotato anche di una piacevole varietà interna e per questo non annoia mai. Quello che accade può anche essere ripetitivo (in fondo sono le giornate spesso uguali di questi sopravvissuti) ma non è mai raccontato in maniera ripetitiva, anche i diversi tentativi di farsi notare dagli aerei alle volte hanno la suspense del thriller e in altri casi le musiche del melodramma disperato. C’è insomma uno sforzo reale di regia, cioè il chiedersi continuamente quale possa essere la maniera migliore per filmare ogni momento, così che possa contribuire a un senso più grande e possa costruire, dentro gli spettatori, delle buone basi per le scene successive.



[Fonte Wired.it]