La sospensione del parlamento britannico di Boris Johnson è illegale


Lo hanno stabilito i giudici della Corte suprema britannica. La decisione complica molto la posizione di Johnson, che secondo le toghe ha causato un danno alla democrazia del paese

Boris Johnson (foto: Daniel Leal-Olivas – WPA Pool/Getty Images)

Questa mattina i giudici della Corte suprema britannica hanno stabilito all’unanimità che la sospensione dei lavori del parlamento britannico, voluta dal premier Boris Johnson, è illegittima e ha avuto conseguenze estreme per la democrazia.

Il verdetto è arrivato al termine di una tre giorni di udienze, non è appellabile e mette il premier in grave difficoltà. La sospensione del parlamento è infatti un’antica tradizione nel Regno Unito, ma Johnson – hanno stabilito i giudici – ne ha approfittato per impedire ai suoi colleghi di rimandare nuovamente la Brexit ed evitare un’eventuale uscita dall’Unione europea senza accordo. Secondo la Corte, inoltre, questa chiusura ha impedito al parlamento di assolvere alle sue funzioni costituzionali senza un valido motivo.

Tutti i leader dei principali partiti politici, da quello laburista a quello scozzese, pretendono ora che il premier rimetta il suo mandato nelle mani della regina. Persino Nigel Farage, ex leader dell’Ukip ora a capo del Brexit party, considera la decisione di sospendere il parlamento profondamente sbagliata. Secondo lui, però, non dovrebbe dimettersi Johnson, bensì il suo stratega politico, Dominic Cummings. Johnson ha però fatto sapere da New York, dove si trova in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che non ha intenzione di rimettere il suo mandato.

La decisione della Corte

Il mese scorso, Johnson aveva chiesto e ottenuto che la regina sospendesse il parlamento per cinque settimane, dal 9 settembre al 14 ottobre. La decisione era stata fortemente contestata sia dall’opposizione che da alcuni membri del Partito conservatore, lo stesso al quale Johnson appartiene, e alcuni rappresentanti della società civile avevano provato ad ostacolarla rivolgendosi ai giudici.

Il caso era arrivato alla Corte suprema dopo che il governo e Gina Miller, un’attivista per il Remain, avevano deciso di fare appello per contestare rispettivamente la decisione di un giudice che aveva considerato la sospensione illegittima e quella di un altro che l’aveva considerata legittima. Inizialmente, i giudici avevano detto che non spettava a loro decidere; in seguito, però, è prevalsa la linea interventista.

Cosa succederà ora

Il primo risultato di questo verdetto sarà la riapertura del parlamento. Domani, 25 settembre, a partire dalle ore 11.30 tutti i politici torneranno a occupare il loro posto a Westminster.

Secondo la stampa inglese, è possibile che nei prossimi giorni si voti una mozione di sfiducia nei confronti di Boris Johnson, ma l’ipotesi più probabile è che i partiti uniscano le forze per rimandare ancora la Brexit, prevista per il 31 ottobre prossimo. Già prima che il parlamento chiudesse, la Camera dei comuni aveva votato a maggioranza una mozione che obbligava il governo a chiedere all’Unione europea un’ulteriore proroga se entro la metà di ottobre non si fosse raggiunto un accordo.

 

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