Giungono insistenti voci su un nuovo particolare gadget indossabile ovvero una spilla AI che Apple starebbe progettando per portarsi sempre dietro un accessorio smart e connesso, pensato per l’assistenza dell’intelligenza artificiale. La forma ricorderebbe quella di un AirTag, per minimizzare l’ingombro e rendere più discreto il dispositivo, che farebbe dunque parte dell’ecosistema di device con Apple Intelligence. Rimane un grosso dubbio sulla bontà dell’idea, dato che i precedenti indossabili AI hanno avuto scarsa fortuna, a usare un eufemismo.
Come sarà la spilla AI
Secondo quanto anticipato da The Information, la spilla AI di Apple sarà dotata di diversi sensori come videocamere, microfoni, speaker e un sistema di ricarica wireless e sarà pensata verosimilmente per sfruttare in modo particolare la nuova versione di Siri, quella del 2027 sempre più simile a ChatGPT. Le dimensioni saranno micro, potrebbe ricordare da vicino un AirTag, magari solo un po’ più spesso per poter accogliere tutto l’hardware e si potrebbe fissare a vestiti oppure lasciare poggiato sul tavolo per un’interazione vocale naturale. Tutto molto bello, se non fosse che Apple raramente rischia di presentare un nuovo prodotto se non è sicura che il mercato sia accogliente e pronto e i precedenti degli indossabili AI non lasciano molto ottimisti.
I nefasti precedenti
I dispositivi indossabili con intelligenza artificiale non hanno riscontrato molto successo e il caso più emblematico è quello di Humane AI Pin, che dopo un debutto che ha destato interesse, era presto naufragato dopo aver riscontrato numerose problematiche e anche zone d’ombra. Lo scorso 28 febbraio alle ore 21 italiane tutte queste spille con proiettore sono stati scollegati dai servizi, diventando soprammobili pronti a prendere polvere. L’altra soluzione nota come Limitless Pendant ha da subito lasciato molti dubbi sulla privacy, mentre Plaud Notepin ha trovato una propria dimensione puntando sulla registrazione e la produttività. E come non ricordare l’altro clamoroso flop di Rabbit R1, che non si fissava al petto, ma puntava su dimensioni ultratascabili e sulla possibilità di diventare un’alternativa ai cellulari. È infatti proprio questo il grande scoglio di questi dispositivi, che faticano a rendersi una scelta migliore dello smartphone, che si è ormai consolidato come apparecchio personale principale e hub di tutti i servizi dall’intrattenimento alla messaggistica, dalla ricerca online all’eBanking, fotografia, multimedialità e, non per ultimo, delle app AI.


