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La straordinaria geometria dei peli sparsi sulla proboscide degli elefanti, che potenziano senso del tatto e destrezza

di webmaster | Feb 21, 2026 | Tecnologia


Gli elefanti sono capaci di un fine controllo dei movimenti che eseguono con la loro proboscide, merito anche dei tantissimi peli (o baffi) che la ricoprono, piccoli gioielli di ingegneria verrebbe da dire a leggerne la descrizione fatta da alcuni esperti sulla rivista Science. Qui infatti un gruppo di ricercatori tedeschi presenta la descrizione dettagliatissima dei peli dell’elefante, spiegando come grazie alla loro struttura e morfologia i pachidermi riescano a manipolare oggetti con estrema accuratezza. E come in futuro potremmo approfittare di queste conoscenze per migliorare il tatto dei robot.

I peli degli elefanti non hanno muscoli alla base

I peli della proboscide degli elefanti sono organi di tatto a tutti gli effetti, spiegano gli esperti, anche se molto diversi per esempio dalle vibrisse dei ratti (o dei ratti). Ed è stata proprio questa differenza a incuriosire l’esame attento dei baffi degli elefanti, come spiegano gli autori in apertura del loro articolo. Entrambi gli animali hanno dei meccanorecettori alla base del follicolo pilifero e sono innervati (così riescono a sentire), la differenza chiave è che i peli degli elefanti, oltre a non ricrescere, non sono collegati a dei muscoli grazie a cui possono essere mossi. A dissezionare il meccanismo delle vibrisse si è dedicata grossa parte della ricerca nel campo; meno invece quella che ha indagato le peculiarità dei peli degli elefanti, strutture che, continuano gli esperti, pur non essendo direttamente collegate a dei muscoli partecipano all’esplorazione e interazione ambientale, grazie all’enorme flessibilità di movimenti garantiti dalla proboscide stessa. Hanno qualcosa di particolare rispetto ai baffi dei ratti, pur non essendo dotati di una propria capacità attiva di esplorazione? Sì, come hanno mostrato le indagini.

Peli degli elefanti: porosi ed ovali

I ricercatori hanno studiato la geometria, l’elasticità e la porosità dei peli di elefante (adulto e cucciolo). E hanno scoperto una fine organizzazione strutturale, grazie a cui riescono ad arricchire le informazioni captate dall’ambiente. Nello specifico gli esperti hanno scoperto che i peli degli elefanti hanno una sezione ovale a differenza di quella dei ratti, che è circolare. Non solo: alla base dei peli hanno osservato una fitta rete di canali, più grandi e più piccoli, che conferisce una notevole porosità (nei baffi dei ratti si osserva solo un canale centrale). Nella parte più alta dei peli invece questa porosità scompare e il pelo diventa più morbido, e in questo sono simili ai gatti. “Il gradiente di rigidità fornisce una sorta di mappa che consente agli elefanti di rilevare il punto di contatto lungo ogni baffoha commentato Andrew K. Schulz dal Max Planck Institute for Intelligent Systems, a capo dello studio insieme a Katherine J. Kuchenbecker – Questa proprietà li aiuta a sapere quanto la loro proboscide è vicina o lontana da un oggetto… il tutto integrato nella geometria, nella porosità e nella rigidità del baffo. Gli ingegneri chiamano questo fenomeno naturale embodied intelligence”.

Anche la superficie dei peli è diversa da quella dei ratti: questi ultimi sono ricoperti da una sorta di squame, quelli degli elefanti adulti invece no, presentano piuttosto una cuticola solcata da una serie di cicatrici (qualche squama si osserva solo nei cuccioli). Alcune di queste caratteristiche, scrivono gli autori, rendono i peli degli elefanti simili ai corni di alcuni animali e agli aculei del porcospino. Nel video che segue del Max Planck Institute for Intelligent Systems il riassunto di come i ricercatori hanno studiato i baffi degli elefanti e modellato le loro capacità.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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