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La vendetta di uno scimpanzé cresciuto come un giocattolo, Ben – Rabbia animale è l’horror slasher che ti fa tifare per l’assassino

di webmaster | Gen 30, 2026 | Tecnologia


Ben – Rabbia animale, ora al cinema, non è un film per animalisti. Esserlo tenderà a rovinare il piacere della visione di questo semplice ma soddisfacente horror che mischia i sottogeneri di animali assassini, slasher e home invasion, perché rischierete di essere più occupati a disprezzare i responsabili del tragico destino del suo protagonista che a godervi la cruente morti che infligge alle sue vittime. Il Ben del titolo è uno scimpanzé costretto a vivere in cattività per permettere a una ricercatrice linguistica di studiarlo. Con il marito, lo scrittore sordo Adam, gli ha insegnato il linguaggio dei segni, lo ha cresciuto in seno alla famiglia come un cagnolino e quando la donna è morta, sono stati il marito e le due figlie Lucy ed Erin a prendersene cura. Nessuno si è accorto che il primate (Primate è anche il titolo originale) improvvisamente ha cominciato a comportarsi in modo strano, perché ha contratto la rabbia. All’inizio del film, in un flashforward, lo vediamo strappare la faccia al veterinario, che lo visita di nascosto (sulle isole Hawaii è illegale possedere questo tipo di animali) e che si avvicina all’animale senza timori, perché la rabbia in quella zona è stata debellata da tempo.

Quando Lucy, studentessa universitaria, torna a casa per le vacanze estive portando con sé tre amici, è troppo tardi: la rabbia, se non curata subito, è irreversibile, e sia lei che i suoi amici sono troppo stupidi e rimbambiti da ormoni e stupefacenti per accorgersi di qualcosa. “Sfortuna” vuole che la lussuosa villa di famiglia sia collocata a ridosso di una scogliera a piccolo sull’oceano, corredata di un’infinity pool ricavata nella roccia: in pratica, una prigione che intrappola i ragazzi quando Ben viene colto da furia omicida e comincia a sterminarli uno a uno. Il suo unico limite è l’acqua, dove si rifugiano gli umani, perché come altri primati come gorilla e oranghi, non nuota (in più la rabbia lo rende idrofobo). Il regista britannico Johannes Roberts è lo stesso di 47 metri (e sequel); specializzato in horror, con Ben replica la formula precedente: due sorelle prigioniere di una gabbia acquea cercano di sopravvivere agli attacchi di creature feroci.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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