La telenovela della verifica dell’età sui siti che offrono contenuti pornografici in Italia continua con un nuovo capitolo. Dopo la “falsa partenza” del 12 novembre scorso, che Agcom ha in seguito spiegato riguardasse solo le piattaforme con sede in Italia, la nuova scadenza avrebbe dovuto essere quella del 1 febbraio 2026.
Anche questa volta, però, sembra che il provvedimento contenuto nel cosiddetto Decreto Caivano sia destinato a rimanere lettera morta. Non solo perché la maggior parte dei 48 siti individuati dall’authority non sembrano aver fatto alcunché per adeguarsi all’obbligo di verifica dell’età: a bloccare il processo ci sarebbe anche una decisione del Tar del Lazio. A proporre ricorso è stata Aylo, società che gestisce siti come Pornhub, YouPorn e RedTube. Il ricorso, riferisce la società con sede in Lussemburgo, è stato accolto.
Il provvedimento del Tar del Lazio
La società lussemburghese spiega cos’è successo in un comunicato stampa inviato nella giornata di oggi: “Accogliamo con favore il fatto che il Tribunale Amministrativo di Roma abbia esaminato con attenzione la richiesta di tutela cautelare presentata da Aylo, finalizzata a salvaguardare la continuità aziendale, e abbia scelto di procedere in modo rapido e diretto a una decisione nel merito, riconoscendo la particolare sensibilità degli interessi in gioco. Nel frattempo, i siti di Aylo resteranno accessibili in Italia”.
Se il ricorso non fosse stato accolto, Aylo e i gestori degli altri siti individuati da Agcom si sarebbe trovati nella situazione di rischiare una diffida e 20 giorni per adeguarsi alle disposizioni. Trascorso il termine, Agcom avrebbe potuto procedere al blocco delle piattaforme e all’erogazione di sanzioni fino a 250.000 euro.
Così non sarà, anche se il provvedimento del Tar non rappresenta certo la parola fine di una vicenda che sembra essere sempre più ingarbugliata.
Tutti i dubbi sul sistema di verifica dell’età
Il tema della verifica dell’età per le piattaforme che offrono contenuti pornografici continua a essere al centro delle polemiche in numerosi paesi. Alla volontà dei governi di limitare l’accesso ai siti per i minorenni, gli operatori del settore oppongono considerazioni che riguardano vari aspetti: dalla privacy al rischio di alimentare circuiti non regolamentati.
Nel comunicato di Aylo, per esempio, si legge che “sulla base della nostra ampia esperienza e di tutti i dati provenienti da altre giurisdizioni, incluso il Regno Unito, la verifica dell’età basata sui siti non è applicabile su larga scala, compromette la privacy degli utenti e non riesce a proteggere i minori — anzi, spinge il traffico verso piattaforme non regolamentate e incentiva l’elusione dei controlli”.
C’è poi il nodo della tecnologia che dovrebbe essere adottata. Anche se Agcom ha fissato i criteri che dovrebbe rispettare, sul mercato è difficile individuare soluzioni che rispettino tutti i requisiti individuati dall’authority. Se a questo si aggiunge che in un prossimo futuro dovrebbe fare il suo esordio una soluzione simile collegata al portafoglio digitale europeo, è evidente come quella imposta in Italia sarebbe una soluzione temporanea, che andrebbe poi in ogni caso rimodulata.


