United Downs “è di fatto un sistema a circuito chiuso”, ha spiegato Law. “Il fluido presente in situ viene estratto dal sottosuolo tramite il pozzo di produzione e poi reimmesso, dopo l’estrazione del calore, attraverso un pozzo di iniezione: non vi è quindi alcuna perdita di fluido”.
Più nel dettaglio, l’acqua salata viene pompata dalla riserva a circa 190 °C, viene estratto il calore per produrre elettricità, dopodiché il fluido raffreddato viene re-iniettato nel sottosuolo attraverso il pozzo di iniezione. “Questo processo fa circolare il fluido nel serbatoio geotermico naturale fratturato, anziché mantenerlo completamente isolato in un circuito chiuso artificiale”, aggiunge Law.
C’è una mano italiana dietro a tutto questo, perché l’impianto è stato progettato e realizzato dall’azienda geotermica lombarda Exergy.
Costi, prospettive e nuove tecnologie
L’abbinamento della produzione energetica all’estrazione mineraria permette di ridurre l’impatto ambientale, in quanto le due attività si svolgono in un unico sito (perlopiù sotterraneo), e di massimizzare il ritorno dell’investimento. Trattandosi di progetti complessi dal punto di vista ingegneristico, infatti, i costi iniziali degli impianti geotermici tendono a essere alti. Le rocce granitiche, peraltro, sono dure da perforare.
Secondo il British Geological Survey, sarebbe possibile ricavare oltre 200 gigawatt baseload (“carico di base”, un termine tecnico che indica una produzione elettrica stabile e continuativa) dalle fonti geotermiche sul territorio del Regno Unito. Le autorità britanniche si proposero di puntare sulla geotermia durante le crisi petrolifere degli anni Settanta, in modo da ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia, ma le intenzioni non ebbero grande seguito per via dei costi di sviluppo dei pozzi: a differenza dell’Islanda, dove le risorse geotermiche sono facilmente accessibili, l’isola di Gran Bretagna non si trova in prossimità dei margini delle placche tettoniche, dunque il calore è lontano dalla superficie.
Per perforare dei pozzi a così grandi profondità, Gel sta utilizzando le tecniche dell’industria petrolifera, in particolare la perforazione rotativa (o rotary drilling). Questa tecnologia, dice Law, “si è sviluppata in modo significativo negli ultimi dieci anni, trainata dal boom dello shale gas negli Stati Uniti, che ha portato a un netto miglioramento nella perforazione direzionale dei pozzi e a progressi nella tecnologia delle punte di perforazione, consentendo di perforare più rapidamente il granito e le rocce dure”.


