[ad_1] Controlli che, già nel 2025, sono tutt’altro che rigorosi. Le statistiche riportate da Fairwatch parlano di controlli che in Europa hanno interessato 82 carichi in entrata ogni milione: lo 0,0082% del totale.Con il trattato, la semplificazione delle procedure negli…
Controlli che, già nel 2025, sono tutt’altro che rigorosi. Le statistiche riportate da Fairwatch parlano di controlli che in Europa hanno interessato 82 carichi in entrata ogni milione: lo 0,0082% del totale.
Con il trattato, la semplificazione delle procedure negli scambi commerciali prevede una forma di verifica solo “su carta” e una serie di previsioni che renderebbero meno efficaci i pochi controlli previsti. “Anche in caso di problemi molto seri, è previsto che agli allevatori siano concessi 60 giorni di preavviso prima di fare un’ispezione” spiega di Sisto. “È ovvio che individuare eventuali abusi con queste modalità diventa estremamente difficile”.
L’ulteriore paradosso è che gli antibiotici e promotori della crescita vietati in Europa, sono spesso prodotti da società farmaceutiche europee, che li vendono all’estero a chi ne fa un uso che nell’Unione è vietato.
Libera circolazione per pesticidi e sostanze pericolose
Quello dei farmaci nell’allevamento non è l’unico cortocircuito che gli attivisti contrari all’accordo tra Unione europea e Mercosur segnalano. All’interno dell’accordo, infatti, viene dato il via libera all’esportazione verso i paesi sudamericani di numerose sostanze chimiche e pesticidi che in Europa sono vietati.
Il caso dell’erbicida glifosato, da anni al centro di polemiche e di preoccupazioni legate al suo impatto sulla salute, è paradigmatico. “In Europa il suo utilizzo è strettamente regolamentato ed è vietato, per esempio, il suo uso in campo aperto. In paesi come Brasile e Argentina viene spruzzato direttamente dagli aerei”, spiega Monica di Sisto.
Il problema, sottolinea inoltre, non è tanto che i consumatori europei si trovino a mangiare prodotti contaminati dall’erbicida, quanto l’impatto che ha sui contadini e sulle persone che abitano nei luoghi in cui viene usato.
“Le associazioni per i diritti umani, in quei territori, denunciano da vent’anni un tasso di deformità alla nascita di molto superiore a quello registrato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel resto del pianeta. Incentivarne l’uso – continua di Sisto – attraverso un trattato commerciale che spingerà un aumento della produzione è una follia”.
Quando il commercio vale più dell’ambiente
Altro nodo chiave è il sistema di risoluzione delle controversie previsto dal trattato. Si tratta di un sistema di arbitrato che dovrebbe risolvere eventuali dispute tra le parti.
In passato, questo istituto è stato oggetto di feroci critiche, soprattutto per il fatto che in molti trattati era previsto che potessero attivarlo anche aziende private. In sostanza, qualsiasi impresa che operava in un paese straniero, aveva la possibilità di chiedere un risarcimento a un governo quando quest’ultimo avesse approvato una legge che avrebbe provocato un “mancato guadagno” rispetto a quanto avesse previsto al momento dell’investimento.
