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L’acqua, l’energia e il ponte verso Marte. La missione Artemis II e l’importanza geologica della Luna

di webmaster | Apr 10, 2026 | Tecnologia


Formare gli occhi degli scienziati

Ma un astronauta è raramente un geologo, e la Luna non è la Terra. Ecco perché dieci anni fa Massironi, insieme ai colleghi Francesco Sauro e Riccardo Pozzobon dell’Università di Padova, ha co-fondato il corso PANGAEA dell’Esa. “Quando lo proponemmo a Esa era una rivisitazione abbastanza radicale del modo di istruire gli astronauti sul campo”. racconta. Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti sono stati tra i primi partecipanti; da allora sono passati astronauti europei, americani, giapponesi e, prima della guerra in Ucraina, anche russi.

Il programma porta i corsisti in quattro ambienti europei scelti per la loro somiglianza con la geologia planetaria. Nella valle del Bletterbach in Alto Adige, le sequenze sedimentarie delle piane alluvionali permo-triassiche ricordano quelle che i rover Perseverance e Curiosity attraversano su Marte. In Germania, il cratere di Nördlingen — il più significativo d’Europa — mostra cosa succede quando un grande meteorite sconvolge una sequenza geologica. A Lanzarote, i campi di lava insegnano gli ambienti vulcanici comuni a Luna e Marte. Infine, nelle Lofoten norvegesi, antichissime rocce anortositiche (ossia rocce magmatiche, solidificate all’interno della crosta terrestre) replicano la composizione della crosta primordiale lunare.

La sfida non è solo scientifica. “Gli astronauti tendono a perdere meno tempo possibile e a essere il più efficaci possibili. Non tutti loro sono scienziati, ma tutti hanno un concetto molto operativo dell’attività che permette loro di essere più efficaci in ambienti e condizioni estreme”. Risultato: la geologia, disciplina che storicamente ama i sinonimi e le sfumature, deve essere tradotta in un vocabolario snello, rigoroso, privo di ambiguità. “Una cosa deve essere chiamata in un solo modo. Questo è anche un training per noi: loro ci insegnano come essere operativi, noi insegniamo loro come fare geologia sul campo”.

L’obiettivo finale è l’autonomia. “C’è una progressione che li porta ad essere completamente autonomi, a comunicare a terra le loro osservazioni”. Essenziale, se si pensa non tanto alla Luna quanto a Marte: i ritardi nelle comunicazioni renderebbero impossibile guidare un astronauta passo dopo passo. Dovrà essere lui, con gli occhi di un geologo, a scegliere cosa campionare per conto di decine di scienziati rimasti a terra.

Terre rare e insediamenti stabili

La Luna non è solo acqua e lava. Massironi accenna anche alle terre rare, quegli elementi strategici che animano ogni dibattito sulle risorse del futuro. La loro presenza è legata alla storia della formazione lunare: dopo il gigantesco impatto che ha dato origine al satellite, un oceano magmatico ha ricoperto l’intera superficie. Durante la cristallizzazione, gli elementi che entrano con più difficoltà nelle strutture cristalline – i cosiddetti incompatibili, tra cui le terre rare – si sono concentrati negli ultimi liquidi a solidificarsi, lungo i margini di alcuni dei cosiddetti maria, i grandi bacini vulcanici scuri visibili dalla Terra. “Ci sono aree nei maria un po’ più ricche di terre rare,” conferma Massironi, aggiungendo però una nota di cautela: “Non credo che il tenore sia attualmente paragonabile a quello dei giacimenti terrestri di rocce più evolute. È ancora tutto da valutare”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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