L'intelligenza artificiale in azienda: una questione di squadra per garantire valore Negli ultimi diciotto mesi, l'adozione dell'intelligenza artificiale (AI) è diventata un tema centrale per i consigli di amministrazione italiani. Con presentazioni che evidenziano potenzialità e rischi dell'AI, l'interesse delle…
L’intelligenza artificiale in azienda: una questione di squadra per garantire valore
Negli ultimi diciotto mesi, l’adozione dell’intelligenza artificiale (AI) è diventata un tema centrale per i consigli di amministrazione italiani. Con presentazioni che evidenziano potenzialità e rischi dell’AI, l’interesse delle aziende è palpabile, specialmente nel settore sanitario, dove il 78% delle aziende ha già integrato questa tecnologia nei propri servizi. Tuttavia, nonostante questo impegno, la realtà dei progetti di AI nelle imprese italiane è meno promettente del previsto.
Il gap tra investimenti e risultati
Secondo l’analisi condotta da Università Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, molte aziende si trovano di fronte a un largo divario tra quanto investito e il valore effettivamente creato. La maggior parte dei progetti di AI non supera la fase di prova e spesso è limitata all’uso individuale. Questo porta a un allineamento insufficiente tra le pratiche AI adottate e gli obiettivi complessivi dell’azienda.
La vera sfida non è tanto la tecnologia in sé, quanto la capacità delle aziende di integrare l’AI nei loro processi operativi e di prenderne decisioni strategiche informate. Le barriere maggiori riguardano le competenze organizzative e la gestione del cambiamento, piuttosto che la tecnologia che, in fondo, è già disponibile e accessibile.
La formazione come leva per il cambiamento
Uno dei fondamentali ostacoli alla diffusione dell’AI è l’approccio alla formazione. In Italia, i corsi sono spesso frammentati in silos, con diversa attenzione per vari profili professionali in azienda. Questo metodo non incoraggia l’adozione collettiva dell’AI. È cruciale, invece, che tutta l’organizzazione sia formata simultaneamente, con percorsi di apprendimento che favoriscano la collaborazione e il lavoro di squadra.
Avere un management preparato, un middle management capace di tradurre strategie in azioni e specialisti formati non basta. È necessario che tutti questi livelli collaborino per creare una cultura aziendale incentrata sull’IA, in grado di affrontare sfide e opportunità in modo integrato. Solo così le aziende possono vedere realizzati i benefici economici legati all’AI, che potrebbero arrivare fino a cinque volte rispetto a chi adotta rialto parziale.
Un master per competenze integrate
Per colmare questa lacuna, nasce l’Executive Master in Applied Artificial Intelligence Engineering, un programma formativo che punta a unire diversi profili e competenze. Attraverso dieci moduli tematici, le aziende possono formare il proprio personale attraverso un’educazione sinergica che comprende aspetti di governance, cybersecurity e trasformazione dei processi. Ciò significa che manager e specialisti collaborano su casi pratici, creando un linguaggio condiviso e un approccio unificato all’AI.
In un contesto dove la competitività è fondamentale, l’implementazione di programmi di formazione integrati non è solo un’opportunità, ma una necessità. Senza tale approccio, le aziende rischiano di rimanere indietro e di non realizzare il potenziale dell’intelligenza artificiale.
Conclusione: agire insieme per il successo
In summary, l’adozione dell’intelligenza artificiale in azienda deve avvenire mediante un’efficace cooperazione tra tutti i livelli organizzativi. L’AI può generare valore significativo, ma solo se integra le competenze di tutti i professionisti coinvolti. Le politiche di formazione devono quindi traslare il focus dalle metriche individuali a una misurazione collettiva, dove il lavoro di squadra diventa il vero motore del successo. In un mercato in continua evoluzione, le imprese italiane devono aggiornare le proprie strategie se vogliono rimanere competitive nel settore globale.
