L’AIIP chiede chiarezza al Garante: qual è l’impatto del CLOUD Act?

da Hardware Upgrade :

Il tema della sovranità sui dati è sempre più sentito sia a livello governativo, sia a livello aziendale. La nascita del cloud come modello operativo ha posto molti interrogativi sull’effettiva sovranità sui dati e, di conseguenza, sulla necessità di proteggere tali dati in maniera più forte. L’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP), rappresentata dal suo presidente Giovanni Zorzoni, ha espresso perplessità circa l’opportunità di usare servizi offerti da aziende statunitensi, citando il CLOUD Act come principale motivo di preoccupazione.

Il CLOUD Act e la necessità di proteggere i dati dei cittadini italiani

Il CLOUD Act dà la possibilità al Governo americano di accedere ai dati detenuti dalle aziende statunitensi dovunque essi siano e senza alcun tipo di controllo da parte dei Governi dei Paesi in cui i dati effettivamente risiedono. Ciò crea un problema significativo di controllo sui dati, dato che mette il Governo statunitense nella posizione di accedere a qualunque dato relativo a chiunque senza supervisione alcuna e per ragioni potenzialmente contrarie all’interesse nazionale di Paesi terzi.

In virtù di tali preoccupazioni, e in assenza di chiarificazioni sull’uso legittimo o meno di servizi cloud offerti da operatori statunitensi, l’AIIP ha inviato all’Autorità garante per la protezione dei dati personali una segnalazione circa un prestatore di servizi di nomi a dominio, assieme a una richiesta di intervento per definire l’impatto del CLOUD Act.

“Nonostante un gran numero di soggetti, non solo Big Tech, operi anche indirettamente sul territorio italiano, nella grande maggioranza dei casi non sono disponibili informazioni pubbliche su come viene applicato il Cloud Act”, ha dichiarato Zorzoni, “e non sappiamo se le regole che eventualmente questi soggetti si fossero date siano conformi al GDPR. Siamo consapevoli che l’Autorità è già impegnata su svariati fronti, ma auspichiamo che troverà il modo di dare a questa segnalazione il dovuto peso dal momento che evidenzia un problema specifico, serio e urgente.”

L’abolizione del cosiddetto Privacy Shield ha posto problemi non di poco conto per quelle realtà che fanno uso dei servizi di aziende statunitensi. L’ultimo caso riguarda Google Analytics, strumento usato dalla stragrande maggioranza dei siti Web per ottenere informazioni sul proprio traffico e sui propri utenti. Serve maggiore chiarezza, perché le aziende hanno necessità di programmare eventuali spostamenti verso servizi terzi che rispettino le norme europee e tali spostamenti sono raramente semplici e indolore; dall’altro lato, è diritto dei cittadini sapere che i propri dati sono trattati nel pieno rispetto delle norme e del diritto alla privacy. Speriamo che l’Autorità fornisca presto tale chiarezza.

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