Da Wired.it :

Non bastano tre scorci striminziti per ritrarre un vita così leggendaria. Come anticipato, l’ambizione alla sintesi – un obiettivo che si traduce con la mancanza di coesione narrativa e l’incapacità di creare un legame emotivo con il protagonista – non è il problema maggiore. Lamborghini – The Man Behind the Legend è un film che può funzionare sul mercato americano in qualità di approssimativa riscrittura del mito di Lamborghini come self-made man scimmiottante i vari Ford e affini oltreoceano. Anche la confezione riflette l’impressione di osservare panorami italiani distorti dal filtro di uno sguardo troppo americano, una successione di riproduzioni di quadretti e cartoline anni Sessanta. Addirittura quello che mangiano i Lamborghini – nell’ultimo incontro tra Ferruccio e il figlio Tonino a tavola durante il quale i due consumano il triste contorno di verdurine cotte da cena casalinga Made in Usa – reitera questa impressione.

Il regista e sceneggiatore Robert Moresco, vincitore dell’Oscar per Crash – Contatto fisico, sembra quasi voler scomparire da dietro la macchina da presa: la sua presenza è anonima e per nulla incisiva, e la sua mancanza di interesse è la stessa che si percepisce in Ferruccio, un personaggio che dovremmo vedere divorato dalla passione e di cui invece non percepiamo la forza e la vitalità. Moresco riserva troppo spazio alle questioni familiari e alla vita privata di Lamborghini a scapito delle vicende professionali, del tempo che trascorre in officina a mettere a punto quelle meravigliose auto sportive. Ferruccio si vanta della sua collezione di Ferrari, Jaguar e Alfa Romeo, realizza un gioiello firmato dalla sua casa automobilistica eppure quegli esemplari e quella sua vita in mezzo a loro viene immortalata ben poco. 



[Fonte Wired.it]