Il No ha prevalso al referendum sulla giustizia che si è tenuto nelle giornate di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. O meglio, potremmo persino spingerci ad affermare che lo ha perso il governo. Guardando i dati relativi alla consultazione referendaria e confrontandoli con quelli ottenuti dalla coalizione di centrodestra alle elezioni politiche del 2022, emerge una chiara correlazione. A conferma del fatto che, più che sul merito della riforma costituzionale e della magistratura, gli elettori si sono espressi confermando o meno il loro sostegno all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Il confronto con le politiche 2022
Alle elezioni politiche del settembre 2022, la coalizione di centrodestra ottenne il 44,27% dei consensi, lo scorso fine settimana il Sì alla riforma costituzionale ha raggiunto il 46,26%. Osservando il dato più nel dettaglio, ad esempio su base comunale, la correlazione appare ancora più chiara:
Ogni punto rappresenta un comune, più è grande e maggiore è il numero di elettori che si è recato alle urne lo scorso fine settimana per il referendum sulla giustizia. Come si nota, i punti si concentrano tutti lungo la linea che descrive la correlazione. Il Sì non è riuscito ad andare oltre i consensi ottenuti dal centrodestra tre anni e mezzo fa. Una similitudine che ricorda ciò che avvenne nel 2016 all’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, incapace di superare il 40% ottenuto dal Partito democratico alle precedenti elezioni europee. In quel caso scelse di dimettersi, come promesso in caso di sconfitta al referendum costituzionale.
Non mancano, ovviamente le eccezioni. Ci sono grandi città come Torino, Genova e Palermo nelle quali il centrodestra nel 2022 ottenne un elevato consenso (rispettivamente il 62,7, il 63,9 e il 53,1%), ma nelle quali ha trionfato il No, lasciando i consensi alla riforma rispettivamente al 35,2, al al 36 e al 31%.
E poi c’è una serie di piccoli centri, concentrati nella parte bassa del grafico, nei quali il Sì ha ottenuto percentuali elevate, in molti casi anche superiori al 50%, ma dove il centrodestra si era fermato sotto il 20% alle politiche del 2022. Si tratta in larga parte di comuni dell’Alto Adige, una terra in cui alle elezioni dominano normalmente i partiti autonomisti di lingua tedesca. Qui è possibile che il voto al referendum sia stato più di merito, che politico. La consonanza tra il voto alle politiche e quello al referendum si apprezza meglio osservandolo su una mappa:
Come si vede, le due mappe si somigliano molto: la macchia scura di sostegno al centrodestra e al Sì al referendum sulla giustizia tra Lombardia e Veneto, con l’eccezione di Milano. E la provincia di Roma che si distingue dal resto del Lazio. Unica, visibile, eccezione, oltre al già citato Alto Adige, la Valle d’Aosta: ma anche questa è una regione dove il voto politico vira verso le forze autonomiste di lingua francese.


