Landscapers è una storia vera che esalta la finzione filmica



Da Wired.it :

Sembra banale dirlo, ma ci sono storie vere che superano qualsiasi capacità di invenzione. Succede per esempio con la vicenda al centro di Landscapers, la miniserie che fa il suo debutto il 14 gennaio su Sky e Now, con protagonisti due straordinari attori britannici come Olivia Colman e David Thewlis. I due interpretano Susan e Christopher Edwards, una quieta coppia di Dagenham, periferia est di Londra, lei bibliotecaria lui contabile, i quali nel 2014 si consegnano alla polizia dopo qualche anno di latitanza in Francia e soprattutto 15 anni dopo aver ucciso i genitori di lei e averli sepolti nel giardino della casa in cui gli anziani vivevano. Questo il mero resoconto di cronaca, ma la storia dei due è ricca di sfumature, misteri ombrosi, colpi di scena.

Scritti da Ed Sinclair (marito di Olivia Colman), questi quattro episodi ricostruiscono non tanto l’omicidio in sé ma gli accadimenti immediatamente successivi all’arresto dei due coniugi. Una coppia normalissima, quasi banale, dagli abiti e dall’aspetto dimessi, eppure capace di compiere (forse) e celare un delitto così efferato, mai del tutto scevro dalle ombre della premeditazione. Ma più che una ricostruzione criminale, Landscapers è una fantasmagoria sperimentale che ci porta ad addentrarci nell’immaginazione ossessionata e ossessiva dei due protagonisti: Christopher è roso dal tarlo di doversi occupare degli altri fino ad annullare se stesso, soprattutto se si tratta della sua “fragile” moglie; lei, dal canto suo, si porta dietro indicibili traumi giovanili e si rifugia in un inarrivabile immaginario filmico.

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La cifra metacinematografica è sicuramente uno degli aspetti più intriganti di questa produzione: Susan e Chris – anche questo è un dato di cronaca – hanno speso centinaia e centinaia di migliaia di sterline per acquistare memorabilia hollywoodiane, vera e propria compulsione soprattutto della donna, che amava collezionare foto di divi come Gary Cooper e Frank Sinatra; lui, del resto, manteneva una letteralmente incredibile corrispondenza con Gérard Depardieu. Le citazioni di vecchie pellicole sono ovunque, talvolta con vere e proprie scene incollate qui e là, molto più spesso con vere e proprie ricostruzioni di film classici, western tra tutti, in cui Susan e Chris si immergono come salvezza ultima rispetto a una vita che ormai per loro è invivibile, soprattutto nella prospettiva di essere separati per sempre.

Il montaggio non lineare, il continuo mix di stili, il passaggio dai colori al bianco e nero, il mosaico di linguaggi e la continua sfida del confine tra realtà e finzione, recitazione e consapevolezza rende Landscapers un prodotto immaginifico ed estremamente complesso. Talmente complesso che spesso la linea narrativa dell’indagine e del successivo processi, trattati anch’essi con un tono grottesco da dark comedy e con ulteriori rimandi filmici, sembra accartocciarsi sotto al peso di tutto l’ornato circostante. Ma appunto questa non è una serie che si guarda per la trama, in qualche modo, ma più che altro per assistere sbalorditi, incantati e divertiti dalle infinite capacità narrative che si possono dispiegare e piegare su uno schermo. In questi episodi persino i titoli di coda sono una riflessione potente e ironica su quanto verità e invenzione si possano sovrapporre e annullare a vicenda, con immagini di repertorio dai tg e dietro le quinte in cui i set vengono letteralmente abbattuti.

Landscapers è tutte queste cose assieme ma è soprattutto un capolavoro di recitazione tesissima e magistrale. Colman si conferma con tutta probabilità la più grande attrice vivente, capace di passare dalla modestia dimessa di una casalinga suburbana al lirismo di una maschera drammatica universale, il tutto con degli impercettibili movimenti del viso, microscopici tic della bocca, minimali balbettii. Thewlis è un suo degno compare, anche lui straordinario nel modulare emozioni dalla semplicità apparente che si liberano poi in deflagrazioni emotive strazianti. Anche qui il gioco dei due attori (talmente potente da annullare qualsiasi comprimario) verte su una continua “consapevolezza inconsapevole”, assieme vittime e carnefici, cinici calcolatori e prede in balia del destino, pragmatici approfittatori e inesausti sognatori. Landscapers è in fondo un tributo massimo alle risorse straordinarie della recitazione, dell’immaginazione, del sogno della settima arte, ma soprattutto all’inesauribile fonte di storie e sorprese che è la realtà.



[Fonte Wired.it]