L’Antitrust impone a Meta l’apertura di WhatsApp a chatbot AI esterni come ChatGPT, Copilot o Perplexity come alternative alla soluzione di casa Meta AI. Al centro del provvedimento pubblicato nelle scorse ore c’è infatti l’aggiornamento delle condizioni contrattuali di WhatsApp Business Solution Terms annunciate lo scorso ottobre che porteranno all’esclusione dei chatbot AI concorrenti dal prossimo 15 gennaio, obbligando dunque gli utenti a dover per forza scegliere soltanto Meta AI. Una decisione finita subito sotto la lente d’ingrandimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dato che limita la libertà di scelta da parte dei consumatori.
I chatbot AI su Whatsapp
I chatbot AI sono apparsi su WhatsApp a fine 2024, con ChatGPT e Copilot di Microsoft per primi a rendersi disponibili agli utenti. Il funzionamento è molto semplice: si salva un contatto e si inizia una conversazione, che avviene non con una persona in carne e ossa quanto con un’intelligenza artificiale, per chiedere informazioni, generazione di testo oppure – se disponibili – anche di immagini. Una sorta di versione light delle chat classiche dalle app ufficiali dei vari servizi. Meta ha risposto dopo qualche mese, ad aprile, con il suo Meta AI che è apparso all’improvviso su WhatsApp con la famigerata icona cangiante che non si può cancellare. Il chatbot AI di casa è stato quindi messo in primo piano, con un’accoglienza non troppo calorosa degli utenti che hanno subito cercato in massa come fare per cancellarlo.
Il fatto che non fosse possibile ha subito smosso l’Antitrust lo scorso luglio per la possibile violazione dell’articolo 102 del Trattato europeo (TFUE) imponendo agli utenti i servizi di intelligenza artificiale della società senza altra scelta. Un’ipotesi che si è definitivamente materializzata dopo l’annuncio in ottobre di chiudere il prossimo 15 gennaio l’accesso ai chatbot AI esterni, come confermato dall’aggiornamento dei termini di servizio dell’infrastruttura delle api aziendali nota come WhatsApp Business Solution, messa a disposizione di aziende e sviluppatori indipendenti per creare opzioni automatizzate e bot vari. Da metà gennaio, quindi, i vari chatbot AI smetteranno di funzionare, di rispondere e di generare contenuti. La motivazione dietro il blocco di Meta non riguarda solo la volontà di spingere il proprio Meta AI, ma anche verosimilmente il fatto che le milioni di interazioni comportano un sovraccarico del traffico senza alcuna possibilità di monetizzazione.
L’imposizione dell’Antitrust
L’istruttoria avviata dall’Antitrust nei confronti di Meta lo scorso luglio per presunto abuso di posizione dominante rispetto ai servizi concorrenti è stata quindi ampliata a novembre visti gli sviluppi in arrivo nel 2026 e hanno portato al provvedimento pubblicato sul sito ufficiale. L’autorità ha ritenuto che sussistano i requisiti necessari per l’adozione della misura cautelare in relazione agli effetti della condotta sul territorio italiano. La condotta di Meta viene descritta come di natura abusiva, perché “suscettibile di limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di Chatbot AI, a danno dei consumatori. Inoltre, il comportamento di Meta può arrecare un danno grave e irreparabile, durante il tempo necessario per lo svolgimento dell’istruttoria, alle dinamiche competitive nel mercato interessato, pregiudicandone la contendibilità”. La disposizione dell’Antitrust è una sospensione immediata delle condizioni contrattuali dei WhatsApp Business Solution Terms per mantenere lo status quo e quindi preservare l’accesso alla piattaforma WhatsApp ai Chatbot AI concorrenti di Meta AI anche dopo il 15 gennaio 2026. Il provvedimento su WhatsApp segue le multe irrogate a Ryanair il 23 e a Apple il 22 dicembre.
La posizione di Meta
Un portavoce di Meta ha dichiarato a Wired: “La decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è infondata. L’emergere di chatbot di intelligenza artificiale sulle nostre Business API ha messo sotto pressione i nostri sistemi, che non erano stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo. L’Autorità italiana parte dal presupposto che WhatsApp sia, in qualche modo, un app store di fatto. I canali di accesso al mercato per le aziende di AI sono gli app store, i loro siti web e le partnership di settore, non la piattaforma WhatsApp Business. Faremo ricorso”.


