[ad_1] Un film sulla verità di un'epoca e di un'umanità perduteLa religione dicevamo e in effetti la sequenza dei vari ponti che non reggono il peso rappresenta perfettamente il cozzare della fede contro il realismo, da parte di un regista…
Un film sulla verità di un’epoca e di un’umanità perdute
La religione dicevamo e in effetti la sequenza dei vari ponti che non reggono il peso rappresenta perfettamente il cozzare della fede contro il realismo, da parte di un regista notoriamente e ferocemente ateo. L’armata Brancaleone è un film dai riferimenti culturali alti, perché pur nella sua volontà di demitizzare e dissacrare un’epoca, fa omaggio alla grande letteratura ad essa connessa. Chiari i collegamenti al romanzo cavalleresco, ad autori come Ariosto, Turoldo, Guillame de Lorris, Andrea de Barberino, ma poi anche Italo Calvino, Miguel De Cervantes e Walter Scott. Il film vive di contrapposizioni, dello scontro tra apparenza e sostanza, tra verità e menzogna, ideale e realtà. Si parla anche di sesso, Brancaleone incontra donne lussuriose e provocanti, l’eros si incrocia col thanatos con la sequenza orrenda e spaventosa della città distrutta dalla peste, con la corte bizantina dove regna il sadomaso, i tradimenti e le deviazioni. Fu la prima volta sullo schermo anche di Catherine Spaak, con la sua Matelda.
Rimane ancora oggi la figura attraverso la quale Monicelli distrugge il concetto di amor cortese, ci parla di vere donne e veri legami. L’amore può diventare odio, la violenza di genere è sempre dietro l’angolo, quella è un’epoca assolutamente patriarcale, paternalistica e lo stesso Brancaleone lo è nel modo in cui idealizza una ragazza, che poi si rivela essere ipocrita, menzognera, vendicativa, quindi reale. Gian Maria Volonté arriva sul set per volontà di Cecchi Gori, la Trilogia del dollaro di Sergio Leone lo aveva reso un volto notissimo, Monicelli non era d’accordo ma occorre dire che il fuoriclasse italiano, con il suo Teofilatto dei Leonzi, è un personaggio fondamentale. Con lui L’armata Brancaleone ha una perfetta negazione di tutto ciò che era stata quell’epoca nella narrativa. Vile, astuto, opportunista, diventa a mano a mano che si va avanti la spalla antitetica di Brancaleone, guerriero valoroso e sfigatissimo, armato di una zazzera di capelli ispidi in groppa al ridicolo Aquilante.
Road movie e caccia al tesoro, film esistenzialista e parodia, L’armata Brancaleone si rifà anche la comicità slapstick, a Charlie Chaplin e Buster Keaton, pur abbracciando un realismo che la distanzia completamente da ciò che poi registi come Mel Brooks e gli stessi Monty Python creeranno negli anni a venire. Il successo sarà qualcosa di incredibile, magnifico, aprirà le porte ad un sequel bellissimo, ma L’armata Brancaleone, avrà un impatto incredibile sull’immaginario del pubblico italiano e anche sul linguaggio, sull’ironia popolare, sui modi di dire. Sarà per certi versi d’ispirazione ai fagioli western di Bud Spencer e Terence Hill, ma ci vorranno trent’anni e un film come Tre uomini e una gamba di Aldo Giovanni e Giacomo per avere un impatto simile. La fantastica colonna sonora, la definizione stessa di “Armata Brancaleone” diventeranno parte del nostro quotidiano, usati nella politica, nello sport, nel modo in cui spesso guardiamo a noi stessi e la nostra essenza di popolo.

