L’Australia pensa a una “polizia” di Facebook e Google


Il governo propone una autorità di sorveglianza sui giganti digitali, dalla concorrenza all’uso dei dati. Via alle consultazioni pubbliche per decidere se varare il progetto

L’Australia ha dichiarato proporrà di istituire il primo ufficio al mondo dedicato a una “polizia di Facebook e Google”  come parte di una riforma atta a porre un freno ai giganti tecnologici statunitensi, creando così un potenziale precedente per i legislatori di tutto il mondo.

Questo nuova divisione, secondo quanto affermato dal ministro australiano delle Finanze Josh Frydenberg,  avrebbe la responsabilità di “sollevare il velo” sui mercati pubblicitari e sugli algoritmi utilizzati da Facebook e Google.

Secondo il rapporto pubblicato dalla Australian Competition and Consumer Commission (Accc), l’autorità antitrust del Paese, la nuova divisione sarebbe in grado di effettuare inchieste pubbliche per cinque anni e costringere le aziende a fornire informazioni pertinenti. La ferrea decisione australiana giunge subito dopo la multa record impartita a Facebook dalla Ftc negli Stati Uniti e l’obbligo di rivedere le sue politche sulla privacy.

Queste aziende sono tra le più potenti e preziose al mondo”, ha detto Frydenberg ai giornalisti dopo la pubblicazione del rapporto molto atteso sulla futura regolamentazione delle piattaforme digitali: “Devono essere tenute in considerazione e le loro attività che devono essere più trasparenti”.

Il nuovo ufficio di sorveglianza è solo una delle 23 raccomandazioni contenute nel rapporto Accc, tra cui il rafforzamento delle leggi sulla privacy, le protezioni per i media e un codice di condotta che richiede l’approvazione normativa per disciplinare il modo in cui i giganti di internet traggono profitto dai contenuti degli utenti. Rod Sims, presidente dell’Accc, ha dichiarato a The Guardian che il regolatore era già ben attrezzato per affrontare il lavoro.

Le indagini condotte dalla divisione esaminerebbero l’offerta di servizi pubblicitari, per chiarire se vi sia sufficiente trasparenza sui prezzi applicati e concorrenza sul mercato. Le piattaforme saranno inoltre tenute a sviluppare un codice di condotta, per garantire che i servizi d’informazione siano trattati in modo equo e trasparente e che ricevano tempestivamente notifiche sulle modifiche al ranking delle notizie.

Attualmente le proposte della Accc saranno soggette a un processo di consultazioni pubbliche di 12 settimane, prima che il governo australiano prenda in mano il dossier. Google e Facebook si sono opposti a una regolamentazione più severa, mentre i proprietari dei media tradizionali, tra cui News Corp, hanno sostenuto la riforma.

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