Le accuse di stupro a Ronaldo sono decadute, ma i social lo avevano già assolto


Nel 2017 Kathryn Mayorga disse di aver subito una violenza sessuale da parte dello juventino. Il caso è scoppiato e l’immagine del campione ha vacillato, ma nemmeno troppo: CR7 è tornato a essere una tranquilla macchina da soldi (e goal)

Cristiano Ronaldo non esiste. Non esiste il caso di stupro, non esiste Las Vegas, non esiste quella vacanza in cui Kathryn Mayorga dice di aver subito una violenza sessuale prima che l’attaccante passasse dal Manchester al Real Madrid. Non esiste manco il Real Madrid. Forse. Non esiste non tanto perché, notizia fresca fresca di dodici ore fa, gli inquirenti hanno lasciato cadere tutte le accuse della vicenda per “mancanza di prove certe sulla base delle informazioni fin qui ricevute per documentare uno stupro oltre ogni ragionevole dubbio”. Ronaldo non esiste perché tutto il processo si è svolto sui social, certo, ma prima ancora nel nostro pensiero. Abbiamo deciso che Cristiano Ronaldo potesse essere inserito alla voce a noi più congegnale a seconda della nostra esperienza di vita: “E questa si sveglia dopo dieci anni a denunciare uno stupro?” (innocentista), “Solo perché è Ronaldo non gli faranno niente” (complottista convinto), “Solo perché è Ronaldo lei ha tirato fuori questa storia” (difensivista), “Se l’ha denunciato, è vero” (donnista), “Non lo farebbe mai, Ronaldo è un grande campione” (e quindi?), “Ronaldo è andato alla Juve” (e quindi?).

Tutto partì nel 2017 da Football Leaks per poi passare, l’anno successivo al giornale tedesco Der Spiegel che pubblicò un reportage sulla vicenda: violenza sessuale durante un soggiorno a Las Vegas nell’estate del 2009; lei avrebbe chiesto all’attaccante di fermarsi dopo averlo seguito in camera, lui non lo avrebbe fatto, lui avrebbe pagato per il suo silenzio, lei avrebbe accettato i soldi (375mila dollari) anche se, comunque, sarebbe andata in ospedale a denunciare lo stupro senza fare il nome del calciatore. Pubblicato il tutto sul sito che si prefigge di smascherare il marcio del pallone, Football Leaks appunto, la modella uscì allo scoperto con nome e cognome nel settembre del 2018, e il resto è storia agli atti di Twitter.

Cristiano Ronaldo parlò poi di fake news, anche se di tale non si trattava (la fake news è la diffusione della notizia della morte di una persona viva, non un’accusa di stupro, anche se poi nessuno viene processato), le azioni della Juventus crollarono in borsa, la Nike si disse preoccupata, Fifa tolse Ronaldo dalla copertina. E ora? Ora che tutto è rientrato (perché una volta che i processi non si fanno, mica si può ragionare sui dubbi) ora, che si fa?

Al di là delle aziende e di come decideranno di comportarsi, al di là del fatto che né Ronaldo né la Juventus hanno ancora commentato sui social, per ora, a 12 ore e più di distanza dalla sua diffusione (lo faranno?), la verità è che decidere oggi se Ronaldo dovesse o meno andare a processo, nel sommario mondo dei social network, è impossibile: solo Kathryn e Cristiano sanno cosa è accaduto, addirittura la Procura ha detto che non si può andare avanti. Solo loro sanno come è accaduto e anche ai social non rimarrà che prenderne atto. Il mondo è pieno di innocenti finiti nella morsa dei tribunali come di colpevoli che non ci sono mai entrati in tribunale.

E poi ci sono i social che esultano, che si scandalizzano, che volgarizzano in maniera ignobile la vicenda. Che hanno il coraggio di scrivere i pensieri che passano per la testa. Ora resta la decisione della Procura di Las Vegas. E deve bastare, come ci basta sempre quando decidiamo che una cosa non è giusta, come siamo rasserenati nel sapere che è andato tutto come volevamo che andasse. Con la differenza che nessuno di quanti vivono su Facebook e Twitter e hanno commentato la vicenda può conoscere Cristiano Ronaldo: vedere una sua esultanza in tv non vale come conoscenza.

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