[ad_1] Dal canto suo, Energy Transfer ha definito la sentenza “un passo importante nel processo legale per ritenere Greenpeace responsabile delle sue azioni illegali” e la sua condotta “sbagliata, illegale e inaccettabile”.Mentre Mads Christensen, direttore esecutivo di Greenpeace International ha…
Dal canto suo, Energy Transfer ha definito la sentenza “un passo importante nel processo legale per ritenere Greenpeace responsabile delle sue azioni illegali” e la sua condotta “sbagliata, illegale e inaccettabile”.
Mentre Mads Christensen, direttore esecutivo di Greenpeace International ha affermato che “Energy Transfer sta cercando di zittirci, ma non ci riuscirà. Continueremo a far sentire la nostra voce insieme a chi difende le persone e il pianeta dagli interessi dei grandi inquinatori”.
Cosa sono le Slapp
Secondo Greenpeace, la causa intentata da Energy Transfer è una Slapp, acronimo di Strategic lawsuit against public participation. Si tratta di cause legali usate da aziende o attori potenti per intimidire chi critica le loro attività, trascinando attivisti, giornalisti o organizzazioni civiche in procedimenti giudiziari lunghi e costosi. L’obiettivo non è sempre vincere in tribunale, “basta” rendere il dissenso economicamente insostenibile.
Molti stati americani hanno introdotto leggi anti-Slapp proprio per evitare questi abusi di potere. Lo stato del North Dakota però non ne ha ancora una e questo ha reso possibile il processo. Per la Energy Transfer, non è neppure il primo tentativo in tal senso: nel 2017 aveva citato Greenpeace in tribunale utilizzando addirittura la legge federale anti-mafia (Racketeer influenced and corrupt organizations Act, Rico), uno strumento giuridico pensato per combattere la criminalità organizzata negli Stati Uniti. Il tribunale archiviò l’accusa nel 2019, sostenendo che le prove fossero “ben lontane” da quelle necessarie per dimostrare l’esistenza di un’impresa criminale.
La strategia giudiziaria delle big oil si allarga a macchia di petrolio
Il caso contro Greenpeace non è isolato. Negli ultimi anni diverse compagnie fossili hanno avviato azioni legali simili contro attivisti e organizzazioni ambientaliste. Tra queste anche Shell, Eni e TotalEnergies.
