Le coppette mestruali funzionano e sono sicure


Lo dice una grossa revisione sul tema pubblicata su Lancet Public Health, che mostra però come le coppette mestruali siano ancora poco conosciute

coppetta mestruale
(foto: Anna Lisa Bonfranceschi/Wired)

Sicure ma ancora poco conosciute. A voler riassumere ai minimi termini la ricerca apparsa nei giorni scorsi sulle pagine di Lancet Public Health, potremmo sintetizzare così quanto portato alla luce dai ricercatori sulle coppette mestruali. Come spesso accade però le sintesi perdono le sfumature e non tengono conto di alcuni aspetti altresì importanti. Perché intorno alle coppette mestruali gira un mondo, polemiche comprese. Non sono passati infatti neanche tre mesi da quando Francesco D’Uva, capogruppo alla camera per il Movimento 5 stelle, invitava le donne a guardare alle coppette mestruali come una soluzione più amica dell’ambiente, all’indomani delle discussioni sulla Tampon Tax (a proposito, sapete come hanno tentato di aggirare il problema in Germania?). Ma appunto, dicevamo, intorno alle coppette mestruali gira un mondo. L’aspetto ecologico – parola praticamente onnipresente nella presentazione delle coppette mestruali – è solo uno. Proviamo a fare chiarezza.

Cosa sono le coppette mestruali?

Come suggerisce il nome le coppette mestruali sono dei piccoli contenitori a forma di campana, generalmente in silicone che si inseriscono nel canale vaginale e che servono a raccogliere il sangue del flusso mestruale. Questa la principale differenza con i assorbenti, esterni, interni e lavabili: le coppette raccolgono, gli assorbenti, per definizione, assorbono.

Ne esistono tantissimi tipi in commercio, diverse per dimensioni (per adattarsi così a diverse tipologie di flusso e canali vaginali di diversa grandezza), colori, pieghevoli o meno, con anello o gambi per agevolarne la rimozione. Alcune vengono vendute con tanto di contenitore sterilizzatore. Sì, perché la modalità di utilizzo della coppetta mestruale prevede che generalmente prima e alla fine del ciclo, secondo quanto riportato nella presentazione del prodotto, la coppetta venga bollita per essere sterilizzata (meglio pulita a fondo visto che non può rimanere, per come maneggiata, usata e conservata, un prodotto del tutto sterile). Lo si fa al microonde dentro il contenitore apposito ma può essere fatto anche in un pentolino per qualche minuto. Durante il ciclo la coppetta può essere indossata fino a 12 ore, e al momento del cambio va svuotata e lavata con sapone neutro prima di essere reinserita. Raccomandata l’igiene delle mani mentre la si maneggia. Possono durare anni se ben utilizzate e conservate. Quanto costano? La maggior parte oscilla tra 10 e 20 euro, o giù di lì.

Esiste una versione delle coppette nota come coppette cervicali: come suggerisce il nome si posizionano in prossimità della cervice, come un diaframma (esistono coppette cervicali usate come contraccettivo a barriera, in maniera analoga al diaframma). Esistono da anni, quasi un secolo. I primi modelli commerciali risalgono agli anni Trenta, ma si trovano tracce anche di modelli precedenti, della seconda metà dell’Ottocento.

Le conosciamo?

Malgrado esistano da tempo non sono però molto conosciute, scrivono gli autori oggi su Lancet Public Health. Quello che hanno fatto gli scienziati è una metanalisi, ovvero hanno messo insieme i risultati provenienti da 43 studi sulle coppette mestruali, compiuti su oltre 3300 partecipanti in paesi a basso, medio e alto reddito, compiendo anche ricerche relative alla loro diffusione e alla disponibilità di informazioni in materia. E pur con tutti i limiti dello studio – dati autoriferiti, studi non di buonissima qualità, alcuni datati, bisogno di nuove ricerche in materia – qualcosa l’analisi di Lancet Public Health ci dice.

Così, secondo quanto riportano gli autori, pur avendo identificato 199 brand diversi che vendono coppette mestruali, disponibili in 99 paesi, nemmeno in un terzo dei siti analizzati che riportano informazioni su pubertà e mestruazioni per 27 paesi, si fa menzione delle coppette mestruali. “Informazioni sulle coppette mestruali dovrebbero essere fornite all’interno dei materiali educativi sulla pubertà”, scrivono invece gli autori. Anche decisori e programmi in materia di salute e mestruazioni dovrebbero considerare le coppette mestruali un’opzione, continuano. Specie alla luce dei loro risultati che mostrano come le coppette siano un’opzione efficace e sicura rispetto agli assorbenti.

Le coppette mestruali funzionano e sono sicure

Efficace perché, rispetto ai prodotti tradizionali, le perdite sono paragonabili se non inferiori con le coppette mestruali. Le perdite possono essere dovute però al bisogno di coppette più grandi o a un posizionamento sbagliato della coppa stessa. Sicure perché, rispetto ai metodi tradizionali, l’uso delle coppette non è stato associato a un aumentato rischio di infezioni nelle donne europee, nordamericane o africane. Cinque i casi da sindrome da shock tossico (Tss, un’infezione batterica con rilascio di tossine) segnalati per le coppette. Anche se – come sottolineano i ricercatori – non conoscendo la diffusione delle coppette non si può fare un confronto con l’incidenza della Tss tra coppette e diaframmi e tamponi (il loro utilizzo è un fattore di rischio per la Tss).

E ancora: negli studi che hanno preso in considerazione gli effetti sulla flora vaginale o i danni tissutali a vagina e cervice non sono stati osservati eventi avversi legati all’uso delle coppette mestruali. In 13 casi la rimozione della coppetta ha spostato la spirale intrauterina, 5 le donne che hanno riferito dolore, 6 allergie o rash (in un caso di allergia al silicone si è resa necesaria chirurgia), 9 complicazioni urinarie, e tre ferite vaginali. Nel complesso, visti i numeri e fatte alcune considerazioni – per esempio anche se rari, è utile sapere che si potrebbe essere allergici ai materiali delle coppette o che il dolore potrebbe essere dato da un cattivo posizionamento, e che magari con la spirale sarebbe necessario fare qualche considerazione in più – “le coppette mestruali possono essere un’opzione accettabile e sicura per l’igiene mestruale nei paesi ad alto, medio e basso reddito”, concludono gli autori. Anche dove scarseggiano acqua e presidi sanitari. “Ma sono poco conosciute”.

Cosa dicono le donne

Quando però le conoscono, e le provano, alle donne le coppette mestruali tendenzialmente piacciono. Secondo quanto riferito da 13 degli studi analizzati circa il 70% delle donne che le ha usate ammette che vorrebbe continuare a farlo. Dopo averci familiarizzato un po’: perché quel che appare abbastanza chiaro è che serva prendere un po’ di confidenza con le coppette, imparando per esempio a posizionarle bene, a superare la sensazione di sottovuoto ma anche a sentirsi libere di maneggiarle fuori casa, in bagni pubblici (condizioni non banali, come avevamo raccontato). Ma anche a rimuoverle con facilità: vero che, sempre secondo la metanalisi, solo 2 sono stati i casi segnalati di difficoltà nella rimozione per le coppette mestruali vaginali e 47 per quelle cervicali che hanno richiesto un aiuto professionale. Nel considerarle un’alternativa agli assorbenti tradizionali (interni, esterni o lavabili) andrebbero così considerate anche le questioni relative alla familiarizzazione con le coppette, suggeriscono ancora gli autori. Ci potrebbe volere del tempo per apprezzarle, ma non è affatto scontato che sia così per tutte le donne.

L’aspetto ecologico

Pur con tutti i limiti, pur non conoscendo il numero di donne che utilizzano effettivamente le coppette mestruali, quell’ecologico così tanto reclamato sulla presentazione dei prodotti effettivamente appare ragionevole. Così come anche economico. Rispetto all’uso di tamponi o assorbenti, la coppetta permette di risparmiare oltre il 90% dei costi. Secondo quanto calcolato dai ricercatori, per un utilizzo medio di 10 anni i rifiuti di plastica generati dalle coppette rispetto agli assorbenti usa e getta sono appena lo 0,4%, il 6% rispetto ai tamponi. Potrebbe essere questa una delle ragioni a spingere le donne a scegliere le coppette mestruali. Per altre invece non lo è, ed è una scelta altrettanto lecita.0

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