Ma questo motore di entrate è estremamente fragile. La società statale che gestisce la rete iraniana, Tavanir, attribuisce già al mining di criptovalute la responsabilità di circa il 20% del deficit energetico del paese, imponendo divieti stagionali per garantire la stabilità del sistema elettrico.
E ora che gli attacchi militari stanno prendendo di mira anche il settore energetico iraniano, il rischio aumenta. “Gli impianti di estrazione non si degradano progressivamente se l’energia è intermittente“, dice Zurawinski. “Si fermano e basta“.
Anche se gli stop localizzati possono diventare un problema serio per l’Iran, Zurawinski sottolinea che la produzione globale di bitcoin rimane sostanzialmente stabile, dal momento che i miner di altri paesi compensano il calo a Teheran.
Le criptovalute come soluzione alle sanzioni
Per quanto fondamentale, però, il mining è solo una parte di un più ampio ecosistema di criptovalute su cui il regime iraniano fa affidamento. Dovendo far fronte a severe restrizioni sul dollaro, l’Iran ha integrato sempre di più le criptovalute nella sua strategia finanziaria nazionale, portando potenti entità legate allo stato a dominare il mercato.
L’ecosistema crypto iraniano ha generato più di 7,78 miliardi di dollari nel 2025, metà dei quali sono collegati a entità nel settore vicine ai Guardiani della rivoluzione, che lo scorso anno hanno mosso più di 3 miliardi di dollari.
Samer Hassan, analista di mercato di Xs, afferma che per finanziare le operazioni esterne il regime preferisce le stablecoin, criptovalute il cui valore è ancorato a monete tradizionali, che garantiscono una fonte di liquidità affidabile sfuggendo alla sorveglianza bancaria occidentale.
Queste transazioni spesso si muovono attraverso reti a più livelli, che combinano trasferimenti di criptovalute, società di comodo e canali di contrabbando convenzionali. Tron ed Ethereum sono comunemente utilizzati in Iran per le loro commissioni relativamente basse.
Anche questo sistema finanziario alternativo è tuttavia sensibile al conflitto in corso. Gli attacchi sferrati da Stati Uniti e Israele a partire dal 28 febbraio hanno scatenato reazioni immediate sulla blockchain. Elliptic ha per esempio registrato un’impennata del 700% dei ritiri da Nobitex, la più grande piattaforma di scambio di criptovalute iraniana, con un picco di 2,89 milioni di dollari all’ora. Anche Chainalysis ha rilevato 10,3 milioni di dollari in uscita dagli exchange del paese tra il 28 febbraio e il 2 marzo.


