Le leggende metropolitane sui viaggi nel tempo


In occasione del decennale del party per viaggiatori nel tempo di Stephen Hawking, ricordiamo alcune delle leggende metropolitane sui crononauti

viaggi nel tempo
1960, Locandina del film La macchina del tempo tratto dal romanzo di H.G. Wells (Movie Poster Image Art/Getty Images)

Dieci anni fa il fisico Stephen Hawking organizzò un party che era anche un esperimento sui viaggi nel tempo. L’invito alla festa, che si è tenuta al Gonville & Caius College dell’Università di Cambridge, è stato diffuso solo dopo che ebbe avuto luogo. Prima solo Hawking e altri fedelissimi ne erano conoscenza. Il motivo è che il ricevimento, con tanto di champagne e stuzzichini, era rivolto ai crononauti. Solo i viaggiatori nel tempo avrebbero potuto sapere che il 28 giugno 2009, a mezzogiorno, alle coordinate indicate, avrebbero trovate uno dei più noti scienziati del suo tempo a riceverli.

E invece Hawking, e le telecamere di Discovery Channel, hanno aspettato invano. Per lo scienziato era una prova di quanto già credeva: viaggiare nel tempo non era possibile, e si consolò con lo champagne.

Tra le altre dimostrazioni scientifiche si può citare anche la convention per viaggiatori nel tempo organizzata nel 2005 da uno studente del Mit e uno studio che ha cercato, senza successo, tracce di crononauti in rete. Se è vero che nella fisica teorica ci potrebbero essere degli spiragli a questa possibilità, in generale l’opinione di Hawking è quella prevalente (per quanto nel suo ultimo libro sembra lievemente più possibilista). Ma il concetto di viaggio nel tempo non può in alcun modo essere ingabbiato. Nelle mani degli scrittori può diventare un strumento di riflessione e critica del presente, e continua a solleticare i ragionamenti di scienziati e filosofi. Il viaggio nel tempo si è travasato anche nel folklore: oltre a John Titor ricordato su Wired poco tempo fa, sono noti diversi casi di presunti crononauti che mantengono il loro fascino nonostante siano solo leggende metropolitane.

Lo slittamento temporale di Versailles

Nel 1911 uscì il libro An Adventure, firmato da Elizabeth Morison e Frances Lamont. Erano gli pseudonimi di Charlotte Anne Moberly e Eleanor Jourdain, due studiose inglesi che nel libro raccontavano un’esperienza straordinaria. Dieci anni prima, perdendosi nei giardini di Versailles nella zona del Petit Trianon, sentirono un cambiamento nell’atmosfera intorno a loro, e cominciarono a incontrare persone che in seguito riconobbero come fuori dal tempo. Moberly fu colpita in particolare da una ragazza con un cappello bianco. Tornate in seguito nello stesso luogo, non riconobbero alcune delle costruzioni che avevano visto, e non rividero più gli stessi personaggi. Quando le due studiose misero a confronto i ricordi si convinsero che, in qualche modo, quel giorno avevano visitato la Francia pre-rivoluzionaria. Trovarono anche un nome per alcune delle figure incontrate, e la ragazza col capello bianco doveva essere la regina Maria Antonietta. Fantasmi o slittamento temporale? In questo caso la differenza non è esattamente definita.

Alcuni critici, osserva lo scettico Brian Dunning, attaccarono il resoconto delle studiose andando a loro volta ben oltre i dati che avevano a disposizione. Per esempio venne insinuato che fosse un caso di follia a due causato dalla loro presunta relazione lesbica. Oppure che avessero incontrato uno dei tableaux vivant di Robert de Montesquiou, feste in costume a cui partecipavano gli omosessuali parigini. In pratica, Moberly e Jourdain si sarebbero trovate in mezzo a una specie di rievocazione storica. In realtà è utile notare che nemmeno la Society for Psychical Research, che ambiva a studiare scientificamente il paranormale, considerò seriamente l’avventura delle due studiose. La narrazione di quello che è accaduto quel giorno si è evoluta nel tempo, quello che era un semplice disorientamento, di cui le due discussero a distanza di mesi, diventò strato dopo strato un viaggio nel tempo con tanto di colpo di scena, cioè l’incontro con Maria Antonietta, e ha poi continuato ad arricchirsi di particolari. Nel 1981 An Adventure è diventato un film per la tv, Miss Morison’s Ghosts.

Lo sfortunato Rudolph Fentz

Una sera di giugno del 1950 un uomo fu investito e ucciso da un taxi a Times square, New York. Nessuno vide da dove era arrivato, sembrava fosse apparso dal nulla in mezzo al traffico ed era evidentemente disorientato. Era vestito in modo strano, e nelle sue tasche c’erano monete del 1876 e altro materiale di quell’epoca, compresa la ricevuta di una stalla per tre giorni di mantenimento di un cavallo e lavaggio della carrozza. Dai biglietti da visita nel portafoglio e da una lettera, il nome dell’uomo doveva essere Rudolph Fentz, residente a New York, ma alle autorità non risultavano né il nome né l’indirizzo. Un capitano della polizia provò a rintracciare dei parenti, trovando la vedova di Rudolph Fentz Jr. Raccontò che il padre del marito era scomparso nel 1876, quando Jr. aveva solo due anni. Il capitano poi trovò conferma nei vecchi registri delle persone scomparse.

Questa storia è stata raccontata a lungo come un fatto realmente accaduto, il problema è che lo strano episodio è identico a quello descritto nel racconto di fantascienza I’m scared (1951) di Jack Finney. Il caso di Fentz è una delle stranezze che ossessionano il protagonista, un uomo anziano convinto che siano causate da qualche forma di anomalia temporale. Com’è possibile che un racconto sia diventato una leggenda metropolitana?

È stato il folklorista e ufologo (della sottospecie criticaChris Aubeck a rispondere a questa domanda: fino alla sua indagine, pubblicata nel 2002, nessuno aveva ancora capito da dove venisse il misterioso caso Fentz. Nel 1953 la storia è stata ripubblicata col titolo A Voice from the Gallery da un ufologo contattista e scrittore di nome Ralph M. Holland, sulla stessa rivista in cui era apparsa la storia originale di Finney, Collider. Negli anni ’70 l’articolo di M. Holland comincia a circolare nella letteratura paranormale, passando anche dal nostro Giornale dei misteri, trasformandosi a tutti gli effetti in un caso insoluto invece che la parte di racconto che era in realtà. La genesi della leggenda ricorda un po’ quella dell’uomo di Taured (anche se in quel caso a innescarla furono poche righe, non un racconto) che sarebbe sbarcato da un aereo in Giappone nel 1954 con documenti di una città che, ancora, non esisteva.

Trump viaggiatore nel tempo

Il gioco di cercare profezie nei vecchi episodi dei Simpson si può fare anche con materiale più datato. In due libri pubblicati alla fine del XIX secolo compaiono personaggi e descrizioni che risuonano immediatamente col lettore moderno. I libri sono Baron Trump’s Marvelous Underground Journey e 1900: or, The Last President, entrambi di Ingersoll Lockwood, e già dal titolo attirano l’attenzione. Se poi aggiungiamo che c’è un personaggio potentissimo chiamato Don, che si parla di folle inferocite che attaccheranno il Fifth Avenue hotel all’indirizzo dove ora c’è la Trump Tower, ce n’è più che a sufficienza per tracciare una teoria del complotto che prevede i viaggi nel tempo. Tanto più che un avo di Trump, John G. Trump, era un inventore che aveva conosciuto Tesla, e ne consegue logicamente che la famiglia ora abbia sicuro accesso alla macchina del tempo e chissà che altro…. Poco importa se poi Baron non è nemmeno il nome del figlio minore di Trump con una r in meno, ma il semplice titolo di barone, e che che Don nel libro è inteso come signore in spagnolo.

Nel 2017 Newsweek parlò per la prima volta di questa storia, come sempre nata su 4chan e poi diventata virale. Le probabilità che molti ci credano sono al lumicino, ma si sa che anche le teorie complottiste nate per scherzo o satira sono difficilmente controllabili. Lo scorso gennaio la storia di Trump e dei viaggi nel tempo è riemersa in un thread su twitter.

Andy 2016  2020

Anche il rivale di Trump avrebbe viaggiato nel tempo. Non Hillary Clinton ma uno degli indipendenti, Andy Basiago. La storia raccontata da Basiago, un avvocato, è sorprendentemente simile a quella della serie televisiva Fringe. Cia e Darpa negli anni ’70 avrebbero lanciato il Progetto Pegasus, nel quale i bambini erano cavie da laboratorio per esperimenti coi viaggi nel tempo. Basiago era uno di quei bambini, e afferma addirittura di essere in una foto scattata al discorso di Gettysburg di Abraham Lincoln. Ovviamente le tecnologie usate dal governo sarebbero discendenti da quelle di Tesla. Cosa c’entra tutto questo con la corsa alla presidenza? Uno dei punti della campagna di Basiago era declassificare il progetto Pegasus, ma soprattutto è grazie ai viaggio nel tempo che il candidato era certo di vincere: il presidente Basiago poteva salire al potere in qualunque momento tra il 2016 e il 2028. Auguri per la prossima campagna.

 

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