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lunedì, Gen 22

L’enigma della stella Barbenheimer mette in crisi gli scienziati



Da Wired.it :

La stella J0931+0038 è stata scoperta nel 1999, e inizialmente non destò particolare interesse. A distanza di oltre 20 anni, però, il telescopio dello Sloan Digital Sky Survey (Sdss) è tornato ad osservarla, e gli scienziati che ne hanno analizzato lo spettro di emissione sono, per così dire, saltati sulla sedia: la stella presenta infatti una composizione chimica peculiare, che si deve all’esplosione di un’altra stella altrettanto strana. Quest’ultima, che secondo le ricostruzioni doveva essere da 50 a 80 volte più grande del Sole, è stata chiamata stella Barbenheimer dal gruppo di ricercatori che sta ricostruendo questo “filmato” lungo circa 13 miliardi di anni. Il colpo di scena, per rimanere nella metafora cinematografica, sta nel fatto che, secondo i modelli attualmente esistenti, la vita di una stella così grande non dovrebbe terminare con un’esplosione, ma con la sua diretta trasformazione in un buco nero.

I risultati delle analisi sono al momento disponibili su arXiv, in attesa di essere pubblicati su Astrophysical Journal Letters.

Osservazioni inaspettate

Questo apre una nuova finestra su come le più grandi stelle nell’universo muoiono, e quindi anche su come gli elementi nell’universo si formano”, racconta Alex Ji, docente di astronomia e astrofisica presso l’Università di Chicago e primo autore dello studio. Le stelle sono infatti dei veri e propri reattori nucleari, e l’esplosione che caratterizza gli ultimi istanti della loro esistenza è responsabile della ricombinazione di alcuni elementi a formarne di nuovi con massa atomica superiore. Questa “nuvola di elementi” che si genera dall’esplosione darà poi vita ad un’altra stella.

Come anticipato, però, la composizione chimica della stella J0931+0038, che gli scienziati hanno estrapolato a partire dallo spettro di lunghezze d’onda emesse dalla stella stessa, risulta molto peculiare: “Gli elementi che solitamente sono più abbondanti, come il carbonio e il sodio, sono molto bassi, mentre altri elementi come il ferro e lo zinco sono molto alti”, prosegue Ji. Questo significa che J0931+0038 deve essersi generata da una stella molto diversa rispetto a tutte le altre.

Finale aperto

La quantità di ferro presente all’interno di J0931+0038 suggerisce in particolare che la sua “stella madre” dovesse essere circa 80 volte più grande rispetto al Sole. Ma a questo punto il mistero si infittisce, perché secondo i modelli attualmente esistenti le stelle così grandi dovrebbero direttamente collassare a formare un buco nero, invece di esplodere. “Incredibilmente, nessun modello esistente per la formazione degli elementi è in grado di spiegare ciò che vediamo”, spiega Sanjana Curtis della University of California di Berkeley, co-autrice dello studio.

Gli addetti ai lavori avranno quindi un bel da fare per mettere in piedi nuove simulazioni e raccogliere altre osservazioni che aiutino a risolvere l’enigma. “L’Universo ha diretto questo film, noi siamo soltanto i cameraman”, conclude Keith Hawkins della University of Texas di Austin, portavoce della collaborazione Sdss. “Non sappiamo ancora come finirà la storia”.



[Fonte Wired.it]