Soprattutto, i creator devono dimostrare di avere delle idee e di metterle in pratica. Khaby Lame diventa in questo senso il volto perfetto del cambio di marcia, riprende la gestualitร del cinema muto e iniziando a fare video reaction ad altri video giร virali su TikTok: a giugno 2022, il suo numero di follower supera quello di Charli DโAmelio, campionessa di balletti insieme alla sorella, ma figura non proprio di rottura rispetto alle influencer di Instagram. Lโinfluencer economy torna prepotentemente a essere content economy: gli influencer che postavano foto in cui comparivano prodotti e un poโ defilato il solito hashtag #adv fanno il loro tempo. Non si tratta piรน di fare โcontenuti spontaneiโ, apparentemente autentici; i content creator creano dei nuovi linguaggi, uno stile riconoscibile, e con quello parlano alle nuove community, piรน giovani e sempre meno disposte a essere influenzate.
Il boom del de-influencing
Su TikTok compaiono figure che si chiamano โLโinfluencer onestaโ e โLโinfluencer poveraโ; le nuove influencer fanno de-influencing, cioรจ testano prodotti che dicono di comprare di tasca loro, rincorrendo unโautenticitร nel frattempo perduta. Gli utenti online adesso vogliono essere intrattenuti, hanno capito che la loro attenzione ha un valore e pretendono in cambio qualcosa in piรน: piรน performance o piรน autenticitร , appunto. Nel 2023, gli Influencer che operano soprattutto su Instagram si ritrovano improvvisamente in recessione dopo annate di vacche grasse; lโingresso in scena di TikTok e dei content creator ha svalutato il loro valore commerciale. Chiara Ferragni si fa un poโ la portavoce della vecchia guardia, la cui fase discendente ancora non รจ cosรฌ evidente agli occhi dellโopinione pubblica. Va a Sanremo e si lancia in improbabili spot a Instagram (stranamente a Sanremo 2023 nessuno nominerร mai TikTok, se non in palchi laterali), veicolando messaggi che pretendono di essere femministi ma sono soprattutto autoreferenziali. Indossa un vestito con i commenti degli hater ma il pubblico generalista questa volta non accetta lโinvito a compatirla, e non basta neanche la donazione a unโassociazione a risollevare le sue sorti reputazionali.
ร da dicembre 2022 che riecheggia, infatti, tra un social e lโaltro la โquestione pandoroโ, che diventa la keyword da tenere sotto controllo, o possibilmente cancellare. Il 2023 รจ anche lโanno degli sfoghi online: gli influencer con la reputazione a picco pubblicano video in cui piangono, parlano della loro salute mentale compromessa dal ritmo frenetico richiesto dai social, dalle difficoltร sempre maggiori di mantenersi in hype. Clio Make-up col volto rigato dalle lacrime dice: โAdesso รจ pieno di squali pronti a mangiartiโ. I brand improvvisamente si allontanano dagli influencer come fossero radioattivi: chiedono maggiore trasparenza, si interrogano su quanto effettivamente โconvertanoโ, pretendono dati dettagliati sulle community. Il numero dei follower esibito in cima ai propri account non รจ piรน garanzia di contratti con le aziende.
Le aziende aprono gli occhi
Non basta piรน lโesposizione del sรฉ, bisogna dimostrare cosa si sa fare. Le aziende nel 2024 sono tornate ad avere come principali ambassador attori, atleti, popstar capaci certamente di entrare in contatto con i loro fan anche online; usano ancora allโinterno del loro marketing mix gli influencer (a patto che siano trasparenti e professionalmente impeccabili) e i content creator, preferendo perรฒ intrecciare collaborazioni piรน a lungo termine ed entrando piรน in profonditร nelle loro strategie di comunicazione, portando avanti contenuti sponsorizzati ma raccontati con linguaggi nuovi e creativi. Agli influencer viene contestato tutto, soprattutto lโuso spregiudicato dei loro figli per farne del content, oltre che la poca trasparenza anche in ambiti che ne richiederebbero molta, soprattutto quelli medico-scientifici. Eppure bisogna dar loro atto che sono stati forieri di una rivoluzione sociale; dal saggio Lโindustria degli influencer di Emily Hund (Einaudi): โLo sviluppo dellโindustria degli influencer si รจ basato sul desiderio di sicurezza e autonomia degli individui – relativo alla loro situazione finanziaria, alla loro creativitร e al loro tempo – che รจ stato avvertito in modo particolare di fronte alla destabilizzazione professionale e alla maggiore insicurezza economica degli anni Duemilaโ. E ancora: โNonostante le narrazioni piรน diffuse sullโindustria degli influencer affermino il contrario, generalmente le persone coinvolte non vi partecipano in quanto figlie narcisiste dellโera dei social media. Lo fanno perchรฉ ciรฒ appare come una solida opportunitร di soddisfazione professionale in un mondo che spesso appare impazzitoโ.
Insomma, ecco gli influencer: da ignoti dietro uno schermo allo zenit della popolaritร online, e poi di nuovo a terra, scherniti, additati come individui senza vergogna, incapaci di trovarsi il proverbiale lavoro vero. Forse รจ stato solo un modo maldestro di provare ad hackerare il sistema (il tardo-capitalismo, la societร dellโimmagine, lโOccidente). E alla fine non ci sono riusciti.
Questo articolo รจ originariamente apparso su Wired n.109, in edicola ora.


