Quando l’essere umano ha imparato ad creare il fuoco? Una scoperta archeologica sensazionale ha appena spostato le lancette dell’orologio indietro di ben 350mila anni, riscrivendo storia dell’evoluzione del genere Homo. Il capitolo più incandescente arriva da un tranquillo campo nel Suffolk, in Inghilterra, dove un team coordinato dal British Museum ha trovato prove che i nostri antichi cugini Neanderthal non si limitavano a sfruttare incendi naturali, ma sapevano creare il fuoco già 400 mila anni fa. La ricerca è stata pubblicata su Nature.
Le “pietre fumanti”
Fino a ieri, le prove della capacità di accendere un fuoco (e non solo di conservare quello provocato da un fulmine) risalivano a circa 50mila anni fa, grazie a reperti trovati in Francia. Oggi, grazie al lavoro di un team guidato dal British Museum, sappiamo che questa rivoluzione è avvenuta molto, molto prima. Nel sito di Barnham, infatti, gli archeologi non hanno trovato solo tracce di cenere, ma indizi molto più sofisticati. Oltre ad asce incrinate dal fuoco, è evidente una chiazza di terra e argilla rossa bruciate che, secondo le analisi geochimiche, sono state riscaldate a oltre 700°C – segno non di un fuoco occasionale, ma di un punto dove si accendevano fiamme ripetutamente.
Il colpaccio, però, è stato il ritrovamento di due piccoli frammenti di pirite di ferro, un minerale che, se percosso contro la selce, produce scintille. Quei frammenti – sostengono i ricercatori – non sono lì per caso: la pirite è rarissima in quella zona del Suffolk (non era presente in un database di 33mila campioni), per cui devono essere stati raccolti a decine di chilometri di distanza e trasportati intenzionalmente, con uno scopo preciso. Potrebbero essere considerati, insomma, i primi accendini della storia. Come commenta al Guardian Nick Ashton del British Museum, è sbalorditivo pensare che gruppi così antichi conoscessero già le proprietà chimico-fisiche della pirite e della selce per generare una scintilla.
No, non era Homo sapiens
Chi erano questi Prometeo della preistoria? Molto probabilmente non Homo sapiens. 400 mila anni fa, la nostra specie stava muovendo i primi passi in Africa e non sarebbe arrivata in Europa per altri 300 mila anni. I “signori del fuoco” del Suffolk erano quasi certamente Neanderthal, un’ipotesi avvalorata da fossili databili all’incirca alla stessa epoca ritrovati nel Kent. La loro abilità di creare il fuoco sarebbe anche l’ennesima prova che i nostri cugini estinti possedevano capacità cognitive complesse e una tecnologia avanzata, anche molto più avanzata e molto prima di quanto immaginassimo.
La scintilla che ha cambiato la storia
La capacità di accendere il fuoco a piacimento, spiegano gli esperti, è una vera rivoluzione nell’evoluzione umana. “Le implicazioni sono enormi”, ha dichiarato al Guardian Rob Davis, archeologo paleolitico del British Museum, che ha co-diretto la ricerca. “La capacità di accendere e controllare il fuoco è uno dei punti di svolta più importanti nella storia umana, con benefici pratici e sociali che hanno cambiato l’evoluzione umana”. Il fuoco, infatti, significava stare al caldo, quindi spingersi in climi più rigidi e ostili, colonizzando latitudini settentrionali come la Gran Bretagna. Significava avere protezione ulteriore dai predatori, aumentando di conseguenza la sopravvivenza e ampliando i gruppi familiari. Ma, soprattutto, significava cuocere il cibo, rendendolo più digeribile e accessibile, il “carburante” necessario per lo sviluppo cerebrale. Il fuoco, inoltre, dava la possibilità di avere luce per estendere le attività oltre il tramonto. Attorno al fuoco ci si riuniva, si condivideva il cibo e, probabilmente, si gettavano le basi per il linguaggio e la narrazione.
Per gli esperti questa scoperta indica che la maestria tecnica e la complessità sociale hanno radici profondissime, forse ancora più antiche di quanto i reperti appena rinvenuti ci dicano, e che è il momento di scandagliare con più attenzione i siti archeologici alla ricerca di tracce di fuochi intenzionali.


