Il 10 dicembre la Commissione europea ha presentato il piano per portare le reti elettriche nel futuro, un intervento che il commissario all’Energia Dan Jørgensen ha definito “la proposta più importante del mandato”. Il progetto nasce dall’urgenza di abbassare i prezzi, accelerare la decarbonizzazione e ridurre la dipendenza energetica dell’Unione mettendo al centro un elemento solitamente poco discusso: l’infrastruttura elettrica.
La lezione imparata dal blackout di Spagna e Portogallo
Il pacchetto arriva in un momento in cui la fragilità delle infrastrutture europee è tornata sotto i riflettori. Il 28 aprile un blackout ha colpito la penisola iberica, lasciando senza elettricità milioni di persone, soprattutto in Spagna e Portogallo. Inizialmente qualcuno ha puntato il dito contro le energie rinnovabili, ma le analisi successive hanno chiarito che non sono state loro la causa. A innescare l’incidente è stata una gestione errata della tensione da parte di alcune grandi aziende produttrici, unita a una rete che non disponeva dei sistemi di controllo avanzati adatti a stabilizzare rapidamente il sistema. È un episodio che mostra cosa significa avere una rete inefficiente: infrastrutture vecchie, pochi sistemi di controllo dinamico, inverter non in grado di supportare la rete in modalità “grid-forming” (ovvero la tecnologia che agisce attivamente per la stabilità di rete) e una carenza di batterie di accumulo.
Proprio per questo motivo il blackout della primavera 2025 è diventato un campanello d’allarme e ha mostrato che, mentre la produzione elettrica cambia rapidamente, molte reti europee restano ferme al secolo scorso. E ha reso ancora più urgente l’intervento della Commissione: modernizzare la rete, digitalizzarla, rafforzare gli accumuli e rendere obbligatoria una pianificazione più coordinata tra stati membri.
L’esempio virtuoso dell’Italia
Nel momento in cui Bruxelles chiede agli stati membri di accelerare, emerge una sorpresa: l’Italia. Lo sottolinea Energia per l’Italia, associazione indipendente composta da accademici ed esperti del settore energetico-ambientale, che da anni promuove politiche basate su evidenze scientifiche. Secondo l’associazione, il paese dispone di una delle reti elettriche più affidabili e moderne d’Europa, un vantaggio frutto di una stagione di investimenti avviata dopo un altro gigantesco blackout, quello del 2003, che colpì la penisola italiana lasciandola al buio per ore.
“Delle reti si parla poco, eppure sono la condizione necessaria per integrare rinnovabili e accumuli”, osserva Andrea Tilche, esperto di transizione energetica e membro del direttivo di Energia per l’Italia. Ma il punto più interessante arriva dal commento di un’esperta citata dall’associazione: Zsuzsanna Pató, analista del think tank energetico europeo Rap e autrice di un articolo su Euractiv in cui spiega perché l’Italia rappresenti oggi un caso da studiare.
Pató sostiene che una delle ragioni del “successo silenzioso” della rete italiana sia l’uso intelligente delle tecnologie dinamiche. Terna – l’operatore nazionale della trasmissione, controllato dallo Stato – è stato tra i primi in Europa a usare su larga scala il Dynamic line rating (Dlr), un indice che misura in tempo reale le condizioni ambientali delle linee elettriche e aggiorna di conseguenza la loro capacità di trasporto.


