Lgbt+, in Europa crescono gli attacchi alla comunità



Da Wired.it :

In Italia viene denunciato un caso di omotransfobia ogni due giorni, secondo i dati raccolti dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del consiglio (Unar). Nel 2020, complice anche i lockdown rigidi, i dati erano più bassi con 93 denunce totali. Poi la situazione è drasticamente peggiorata, mentre proprio qualche mese fa il parlamento ha bocciato il ddl Zan, che si poneva l’obiettivo di irrigidire le pene di fronte a queste forme di discriminazioni.

Ma l’attacco ai diritti delle persone lgbt+ non è solo un problema italiano. Il 15 febbraio l’International lesbian and gay association (Ilga), organizzazione che riunisce oltre 400 gruppi lgbt+ di tutto il mondo, ha pubblicato un rapporto sull’omotransfobia nel 2021 in Europa e nell’Asia centrale. Più o meno ovunque è stato rilevato un aumento sensibile degli attacchi e di altre forme di discriminazione, comprese nuove legislazioni sempre più restrittive per le libertà personali. L’unico dato positivo riguarda l’attività sempre più intensa delle organizzazioni non governative e dei tribunali, che stanno ampliando per quanto possibile la tutela delle persone lgbt+ mettendo una pezza alle mancanze istituzionali.

La propaganda anti-lgbt+ prende piede in Europa

Nel 2021 c’è stato un aumento della retorica anti-lgbt+ in Europa e in Asia centrale, soprattutto da parte della politica. È questo il primo punto che emerge dal rapporto del 2021 dell’Ilga. I paesi meno virtuosi da questo punto di vista sono i soliti: Polonia, Ungheria, Turchia, Kazakhstan, Bielorussia. In questi ultimi due un peso lo hanno avuto soprattutto le tensioni sociali e le proteste di piazza, a cui è seguita una repressione dei governi che ha colpito soprattutto le minoranze. Per quanto riguarda l’Ungheria invece, una data importante in termini negativi è stata il 15 giugno 2021, quando il governo di Viktor Orbàn ha introdotto una legge che vieta la diffusione di tematiche lgbt+ tra i minori di 18 anni e che si è quindi tradotta in una forma di censura in televisione e nelle scuole.

In realtà però forme di discriminazioni diffuse si verificano anche in stati meno sospettabili, come quelli scandinavi. Questo vale soprattutto per quanto riguarda il trattamento dei richiedenti asilo lgbt+, con violenze perpetrate dalla polizia di frontiera in misura sempre più frequente in Danimarca e Finlandia. In quei Paese alle persone transessuali che arrivano dall’estero è ostacolato l’accesso ai servizi sanitari e di cura e non è un caso che nell’ultimo rapporto del ministero dell’Uguaglianza danese si parli di un 56% di persone transessuali che hanno subito discriminazioni nell’ultimo anno. In Belgio invece due indagini interne hanno fatto emergere le forti discriminazioni sul lavoro che devono subire le persone transessuali.

Aumentano le aggressioni

In generale è stato registrato un aumento delle aggressioni alle persone lgbt+ un po’ ovunque. In Germania, per esempio, il dato è salito del 39% in un anno mentre in Francia un nuovo strumento per segnalare episodi di omotransfobia ha sfiorato le 4mila denunce. Nei Paesi Bassi il numero di denunce è stato di 2.336, mentre nel Regno Unito è cresciuto del 7% tra il 2021 e il 2020. Tra le figure più discriminate ci sono sempre i giovani e questo si è tradotto in aumento dei suicidi, come nel caso di una 14enne francese vittima per lungo tempo di offese legate al suo orientamento sessuale. 

Sempre più sotto attacco è anche la simbologia lgbt+, come la bandiera arcobaleno nata ormai oltre 40 anni fa. L’Ilga accende i riflettori soprattutto sui campionati Europei di calcio della scorsa estate, quando la Uefa ha vietato che lo stadio tedesco di Monaco si illuminasse con quei colori in occasione della partita tra Germania e Ungheria. In generale poi nel corso dell’anno ci sono stati tanto in Europa quanto in Asia centrale diversi episodi di bandiere arcobaleno bruciate o rimosse.

Le discriminazioni in Italia

Nel rapporto una sezione specifica è dedicata all’Italia. Il quadro che ne esce non è positivo e c’era da aspettarselo, visto che sempre qualche giorno fa i dati dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio (Unar) hanno rivelato che nel 2021 ci sono stati ben 238 episodi denunciati di omotransfobia nel Belpaese.

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L’Ilga ne mette in fila alcuni. Si va dalle esternazioni offensive di un prete napoletano contro le famiglie arcobaleno al cartello della riserva naturale siciliana di Vendicari che prometteva sconti all’ingresso solo per le famiglie composte da padre, madre e figli, passando dal politico leghista Claudio Borghi che in un post ha associato l’omosessualità alla sieropositività. In mezzo tante aggressioni nei confronti delle persone lgbt+, tanto da parte di comuni cittadini come nel caso dell’episodio nella metropolitana di Roma, quanto da parte dello Stato, come quando la polizia ha usato violenza a Catania contro alcune sex workers transessuali. Nel rapporto si fa poi riferimento a un’associazione di supporto psicologico basata Roma, che ha ricevuto circa 60 chiamate a settimana nel corso del 2021 per crimini di odio.

Secondo l’Ilga il principale problema dell’Italia nell’anno passato è stato l’affossamento del ddl Zan contro l’omotransfobia. Ma nonostante questo, qualche spiraglio positivo si è visto nel paese. La Corte costituzionale ha sottolineato come l’attuale quadro normativo non garantisca sufficiente tutela alle figlie e ai figli di coppie formate da persone dello stesso sesso, parlando direttamente di discriminazioni. Alcune corti territoriali come quelle di Milano e Bari hanno poi ordinato il riconoscimento anche in Italia di due famiglie composte da genitori omosessuali e figli adottati all’estero. Mentre lungo lo stivale sono nati nuovi centri e sono partiti nuovi progetti per la tutela delle persone lgbt+, come la Casa delle culture di Napoli.

Cresce la tutela di tribunali e ong

In un quadro generalmente desolante, non è solo in Italia che si vedono dei barlumi di speranza all’orizzonte per le persone lgbt+, secondo quanto rileva l’Ilga. E il merito è sempre degli stessi attori.

Le istituzioni nazionali per i diritti umani e i tribunali di molti paesi hanno svolto un ottimo lavoro nel proteggere i diritti delle persone lgbt+”, svela il report. Vengono citati molti casi al riguardo, come la Turchia, dove un tribunale locale si è opposto all’arresto di alcuni ragazzi che avevano partecipato a un gay pride, o la campagna che si è diffusa anche in Europa per la cancellazione dell’articolo 120 del codice criminale dell’Uzbekistan, che vieta le unioni omosessuali. In Ungheria invece i giudici hanno respinto diversi dispositivi che rifiutavano il riconoscimento legale dell’identità di genere. A questo si aggiungono poi gli interventi delle istituzioni dell’Unione Europea, che hanno cercato di ampliare lo spettro di diritti delle persone lgbt+ entrando in contrapposizione con le legislazioni conservatrici se non esplicitamente omofobe promosse da alcuni stati membri.





[Fonte Wired.it]