LibreOffice contro Microsoft: La controversia sul formato OOXML

Una recente presa di posizione di The Document Foundation (TDF), l’organizzazione dietro LibreOffice, ha sollevato un dibattito acceso sull’approccio di Microsoft riguardo ai formati di documento digitali, in particolare sul controverso OOXML. Un episodio emblematico, avvenuto nel 2020, ha evidenziato i limiti di Excel, il foglio di calcolo di Microsoft, che ha convertito erroneamente il nome di alcuni geni scientifici in date, costringendo gli scienziati a rinominarli per evitare conflitti. Questa situazione ha fatto emergere le preoccupazioni di TDF, che ha pubblicato un lungo articolo sui difetti intrinseci di OOXML e sulla sua vera natura.

OOXML: Un formato di facciata aperto

Secondo TDF, il formato OOXML, pur presentandosi come “aperto”, risulta in realtà proprietario e complesso. La documentazione che lo accompagna è imponente, superando le 7.500 pagine, ma manca di una vera e propria gestione delle versioni e non si basa su standard aperti e indipendenti. Questa situazione porta a un’interpretazione del formato che limita la libertà degli utenti; di fatto, le aziende non possono cambiare il formato senza l’approvazione e l’intervento di Microsoft.

Al contrario, il formato OpenDocument (ODF), utilizzato da LibreOffice, è un’alternativa controllata dalla comunità, garantendo che i documenti rimangano sotto il pieno controllo dell’autore. Ciò implica che le aziende non possano modificare unilateralmente il modo in cui questi documenti vengono gestiti, offrendo così maggiore sicurezza e libertà agli utenti, quale che sia la loro posizione nel panorama economico italiano.

Excel e le sue problematiche con le date

Uno dei punti più critici sollevati da TDF riguarda l’incapacità di Excel di gestire correttamente il calendario gregoriano, evidenziando un’illogica classificazione dell’anno 1900 come bisestile. Questa fallacia ha conseguenze reali che vanno oltre il semplice calcolo; porta disguidi significativi soprattutto in ambito scientifico e tecnico. L’esempio dei geni rinominati, come SEPT1 e MARCH1, è un potente promemoria della frustrazione che gli utenti, in particolare quelli della comunità scientifica, devono affrontare quando trattano dati con un software che non riesce a gestire anche le basi più elementari del calendario.

La posizione di TDF: Verso una vera sovranità digitale

Per TDF, la questione non si limita a quale formato sia “migliore”, ma si estende al concetto di sovranità digitale. La fondazione sottolinea che affinché un software supporti il formato ODF, deve adottarlo come formato nativo, mentre OOXML dovrebbe essere utilizzato esclusivamente come un mezzo per scambiare documenti con chi continua a operare nel modello proprietario. Questa “falsa sovranità digitale”, come la definisce TDF, costituisce un ostacolo per chi cerca una reale libertà di scelta tra diverse piattaforme.

Tuttavia, nonostante un argomentario tecnico convincente, TDF si trova ad affrontare la dura realtà di un mercato dominato da Microsoft. Con un’utenza di miliardi, Microsoft Office rappresenta una sfida enorme per LibreOffice, che rimane un’alternativa piccola ma valida.

Conclusione: Un futuro per la libertà digitale

Per gli utenti e le aziende italiane, il dibattito tra formati proprietari e aperti è cruciale. Sottoporre le proprie documentazioni a un formato che non garantisce libertà e controllo può essere rischioso, specialmente in un’epoca dove la digitalizzazione è sempre più predominante. Le aziende italiane potrebbero beneficiare enormemente dall’adozione di formati aperti come ODF, favorendo una maggiore interoperabilità e un futuro in cui la sovranità digitale non sia solo un concetto, ma una realtà tangibile e accessibile.