Life 120 e Stamina: Adriano Panzironi è come Davide Vannoni?


Tra l’ideatore del metodo Stamina e il guru dello stile di vita ‘Life 120’ le analogie non mancano. Allo stesso tempo, però, ci sono elementi che fanno di Panzironi una versione più evoluta dello stesso trend, soprattutto in termini di strategie comunicative

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Davide Vannoni e Adriano Panzironi (foto: Nur Photo/Getty Images e Life120/YouTube)

Innumerevoli volte negli ultimi mesi, nei giornali così come sui social, si è sentito parlare di Adriano Panzironi come il nuovo Davide Vannoni, o magari come il Luigi Di Bella di vent’anni dopo. Ogni caso di uomo dei miracoli ha le proprie peculiarità e fa storia a sé, naturalmente, ma è indubbio che soprattutto tra l’ambasciatore del metodo Stamina (vi ricordate le cellule staminali mesenchimali?) e quello dello stile di vita Life 120 ci sia un certo parallelismo.

Come abbiamo già avuto modo di raccontare qui su Wired, Vannoni è stato protagonista di una lunga vicenda a cavallo tra scienza, giustizia e mass media. Alle promesse iniziali di una nuova cura per i pazienti affetti da Sla (la sclerosi laterale amiotrofica), Parkinson, sclerosi multipla e Alzheimer ha fatto seguito l’evidenza scientifica che si è trattato a tutti gli effetti di una truffa, conclusa con la condanna e l’arresto dello stesso Vannoni.

Panzironi invece – nonostante multe, denunce e sospensioni – è ancora oggi al centro della scena mediatica, e tramite libri e trasmissioni televisive propone uno stile di vita e una dieta che permetterebbero di prolungare la vita umana fino ai simbolici 120 anni, combinando la cura dell’alimentazione e l’attività fisica con integratori e altri prodotti, ovviamente da lui stesso ideati e commercializzati.

Ma fino a che punto sono davvero sovrapponibili le due storie, quasi del tutto italiane, dei due guru della pseudo-medicina più famosi di questo decennio? Per rispondere alla domanda abbiamo provato a raccogliere alcune delle possibili considerazioni in sei macro temi, mettendo in evidenza di volta in volta le somiglianze e le differenze. Ciò che è emerso, lo anticipiamo, è che il meccanismo d’azione in entrambi i casi parte dalle stesse leve sociali, ma nella vicenda di Adriano Panzironi l’esecuzione è ancora più raffinata e astuta, sia sul fronte della comunicazione sia in termini di fiuto per gli affari.

Tra scienza medica e scienze della comunicazione

Il punto di partenza di questa breve analisi non può che essere il percorso di formazione dei due protagonisti, perché come ben noto nessuno dei due ha una formazione da medico. Questa è senz’altro l’analogia più importante di tutte, poiché stiamo parlando di questioni di salute ascoltando persone che (almeno a giudicare del curriculum) provengono da tutt’altro percorso. Panzironi è giornalista pubblicista, peraltro al momento sospeso dall’Ordine, e nella sua carriera si è sempre occupato di giornalismo scritto e di tele-giornalismo, nonché del lancio di una casa editrice e di un circolo sportivo. Vannoni invece è laureato in semiotica con una specializzazione nelle ricerche di mercato, ha prestato per anni consulenze in questi ambiti e poi ha insegnato psicologia cognitiva all’università di Udine.

All’assenza di una qualsivoglia certificazione sanitaria i due hanno sopperito con una doppia strategia. La prima, comune, è il fare grande affidamento sulle proprie doti comunicative, sperando che queste siano sufficienti per apparire competenti anche laddove una vera competenza (formalizzata) proprio non c’è. Non vi è dubbio, infatti, che tutti e due abbiano maturato nel corso della carriera una certa esperienza nel gestire in modo ottimale il rapporto con un pubblico e con una clientela.

La seconda, in cui invece si coglie un’importante differenza, è il far rientrare la competenza medica dalla porta sul retro. Nel caso di Vannoni ciò era stato possibile grazie all’appoggio del pediatra Marino Andolina, nominato vicepresidente di Stamina Foundation e co-protagonista del sostegno all’efficacia del metodo. Panzironi, invece, ha optato per la versione da autodidatta, dichiarandosi esperto quanto basta grazie a un lungo percorso di studio individuale (sempre auto-dichiarato) condotto al di fuori dell’ambiente accademico. Nel caso di Life 120, inoltre, ulteriori medici e scienziati sono stati agganciati e inclusi nella comunicazione, o sotto forma di ospiti delle trasmissioni televisive, oppure attraverso lo sbandieramento di alcuni paper scientifici che (secondo Panzironi) confermerebbero le tesi di fondo e la formulazione della dieta.

Le ricerche che vanno oltre la medicina ufficiale

Per potersi proporre come guru, ovviamente, sia Vannoni sia Panzironi hanno impostato la propria immagine come quella di un outsider rispetto al sistema sanitario standard. Per entrambi la medicina ufficiale rappresenta qualcosa da combattere o superare, in un caso (Life 120) perché disinteressata al benessere delle persone e attenta solo a tutelare i propri loschi interessi e affari economici, nell’altro (Stamina) perché è un sistema burocratizzato troppo lento a recepire l’innovazione, e i cui protocolli meritano perciò di essere saltati a piè pari. Se in entrambe le vicende si grida in qualche modo al complotto, va da sé che puntare contro il lobbismo di Big Pharma (Panzironi) risulta assai più efficace rispetto al sostenere che qualcuno voglia relegare al dimenticatoio un singolo trattamento sperimentale (Vannoni).

Anche l’esecuzione di questa eversione verso la classe medica evidenzia importanti differenze. Vannoni infatti si presentava come co-autore di una scoperta arrivata dal nulla, inserita nel grande filone di ricerca sulle cellule staminali ma senza precedenti nel suo genere, mentre Panzironi afferma di non aver inventato proprio alcunché, ma di aver messo insieme una sintesi di conoscenze scientifiche sparse che finora (a suo parere) sono state colpevolmente trascurate o lasciate nel dimenticatoio. In entrambi i casi, però, l’antagonismo palesato da parte della classe medica rappresenta un segno della resistenza al cambiamento e del volere a tutti i costi mantenere lo status quo, anche a costo di impedire alle persone di conoscere la verità.

Quanti pazienti e quanto buonsenso?

Nel tipo di clientela e nelle modalità di trattamento si trovano probabilmente le più evidenti differenze tra le due strategie d’azione. Se Vannoni puntava a un esiguo numero di persone colpite da malattie neurodegenerative, o alle relative famiglie, lo stile di vita di Panzironi va bene per tutti, almeno dalla mezza età in poi, peraltro senza il bisogno di personalizzare le ricette e la dieta. Da un lato abbiamo infatti pochi potenziali pazienti a cui fare infusioni da 20mila-50mila euro, dall’altro una mezza nazione a cui tentare di smerciare libri e integratori, per una spesa mensile stimata fino a 250 euro a testa.

Il metodo Stamina, poi, voleva essere un qualcosa di estremamente tecnico: un trattamento capace di trasformare le cellule staminali mesenchimali in neuroni, a loro volta in grado di curare o rallentare alcune specifiche malattie. Con Life 120 invece tutto è più semplice: dalla limitazione dei carboidrati all’introduzione nella dieta di compresse a base di spezie, di fatto molti dei consigli del guru possono essere fatti rientrare nel semplice buonsenso.

Da qui però deriva una potenza della proposta profondamente diversa. Una volta stabilito che il metodo Stamina aveva una formulazione non scientifica e, per farla semplice, che non funzionava, del metodo stesso non restava più nulla, perché si era reso evidente che il presunto trattamento era in realtà una totale panzana. Da ciò sono naturalmente seguiti – per Vannoni e per il già citato Andolina – procedimenti giudiziari e condanne.

Al momento pare piuttosto improbabile che Life 120 possa seguire un iter analogo poiché, pur senza essere in grado di prevenire e curare tutte le malattie dichiarate, può contare su una serie di consigli che non sono affatto da buttare, come per esempio l’attenzione all’apporto calorico, l’importanza di limitare l’assunzione di dolci e di valangate di carboidrati, la necessità di assumere vitamine (attraverso l’alimentazione) e di fare sport. Ma, come ovvio, non c’era certo bisogno di Panzironi per rendere noti questi princìpi.

Fare soldi con chi è in difficoltà

Se il punto precedente ha messo in evidenza le principali differenze, qui invece si può notare una forte sovrapposizione. Fare affari sulla salute delle persone, approfittandone soprattutto con chi è (psicologicamente) più debole o in condizioni di difficoltà e sofferenza fisica, è tratto comune sia a Stamina sia a Life 120, ma in generale è anche una decisiva questione etica per chiunque operi nell’ambito della salute. Se questo stesso punto, ossia il lucrare sul dolore, è proprio una delle accuse che per esempio Panzironi muove all’intero sistema sanitario, può aver senso ribadire un paio di distinzioni.

Un trattamento o un farmaco, prima di essere commercializzato, non deve solo essere il risultato di un’attività di ricerca astratta, ma viene sottoposto a un rigido protocollo di sperimentazioni. Tutto ciò richiede tempo, investimenti, e non di rado l’iter di sperimentazione si conclude con un nulla di fatto. Con i prodotti di Life 120 (che in quanto integratori non hanno il requisito per legge dell’efficacia dimostrata) e con il metodo Stamina (che puntava ad aggirare i protocolli e procedere direttamente sui pazienti in qualità di trattamento sperimentale, senza nemmeno aver reso noto il contenuto delle iniezioni) la proposta è quella di un rimedio fatto e finito, già pronto all’uso e funzionante senza inutili perdite di tempo. E il cui prezzo, stabilito arbitrariamente, ha sicuramente meno giustificazione di quelli fissati dalle case farmaceutiche per i propri prodotti. Basta pensare che nel 2017 il business del mondo Panzironi valeva già quasi 8 milioni di euro, soprattutto grazie all’avere a disposizione – oltre agli integratori – un’intera filiera e un articolato sistema economico, tutto raccolto sotto il marchio Life 120.

Nel sistema o contro il sistema (questo è il dilemma)

Appurato che tanto Vannoni quanto Panzironi non vogliono adeguarsi alle regole, l’approccio verso il cosiddetto sistema è però profondamente diverso. Vannoni infatti ha sempre mantenuto un’interlocuzione costante con le autorità, con le istituzioni e con i centri ospedalieri: basta pensare agli Spedali civili di Brescia, all’istituzione di comitati scientifici e alle discussioni in Commissione sanità del Senato. Nulla di tutto ciò vale invece per Panzironi, che da sempre ha un rapporto di totale ostilità reciproca con il potere precostituito, dall’Ordine dei giornalisti ad Agcom fino ad arrivare in sostanza all’intera comunità scientifica. Se Vannoni in un certo senso cercava consenso dalle istituzioni (anche perché ne aveva bisogno), a Panzironi tutto ciò non importa, ma anzi buona parte della sua comunicazione è fondata sull’antagonismo verso i poteri centrali.

Lo stesso vale anche nel rapporto con i media. Mentre Vannoni ricercava e trovava l’appoggio di alcuni dei canali tradizionali, uno su tutti Le Iene su Italia 1, Panzironi ha risolto il problema alla radice, creando una propria emittente televisiva, una propria casa editrice che distribuisce il suo libro, una propria linea di integratori e un proprio brand ben riconoscibile. Se Stamina viveva di visibilità regalata da parte di qualche redazione possibilista, Life 120 punta sulla visibilità guadagnata e pagata a suon di diritti televisivi, trasmissioni auto-prodotte, telepromozioni e pubblicazioni sui social network.

Impostazioni mediatiche così diverse hanno poi avuto ripercussioni anche sulla presentazione dei mirabolanti (e fantomatici) risultati dei trattamenti proposti. Se Vannoni ha da sempre dovuto districarsi tra la segretezza del metodo e il mostrare i presunti progressi dei suoi pazienti davanti alle telecamere altrui, Panzironi ha fatto una scelta molto più semplice e incredibilmente più potente. Può scegliere di mandare in onda esattamente chi vuole, con un controllo pressoché totale sui contenuti, sul detto-non-detto e sugli aspetti a lui più cari, senza contraddittorio, senza domande scomode e senza bisogno di mostrare – di fatto – prove o documenti scientifici per le sue affermazioni.

Qui emerge, infine, un’altra fondamentale analogia tra i due guru: entrambi hanno provato su di sé il proprio rimedio, sono la prova vivente che funzioni. Tuttavia quella di Vannoni era una testimonianza evidentemente di parte e auto-prodotta, corroborata solo dal fatto che il suo stato di salute paresse buono, mentre per verificare l’efficacia dello stile di vita Life 120 su Panzironi… beh, occorre attendere ancora 68 anni.

Quel che si vede: il volto mediatico

Ecco infine che arriviamo ai due protagonisti, le due persone che hanno catalizzato su di sé l’intera attenzione di un (così proclamato) prodotto miracoloso della scienza. Senza entrare in valutazioni sulle somiglianze nell’acconciatura (che pure però potrebbero avere qualche relazione con lo stereotipo del mago), è interessante notare che tutti e due sono della stessa generazione. Vannoni è della classe 1967, mentre Panzironi è del 1972: considerando che il caso Stamina è salito agli onori della cronaca circa 5 anni prima di Life 120, entrambi i guru sono diventati celebri poco dopo i 45 anni di età.

Ma c’è anche un’importante differenza. Vannoni spesso si è mostrato, in tv e nei luoghi pubblici, come un attivista più che come uno scienziato, pronto a condurre in prima persona comizi e battaglie per la libertà di cura. Panzironi, invece, ha sempre un look impeccabile da esperto o da show man, che non scende nelle piazze ma parla da un palcoscenico mentre viene intervistato, e al più si concede per brevi bagni di folla in mezzo ai suoi più entusiasti fan. Vannoni stava in mezzo ai malati, Panzironi invece si rivolge agli acciaccati ma si mostra insieme a persone in buona forma.

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