L’igiene delle terme pubbliche di Pompei lasciava alquanto a desiderare. Almeno fino a quando i Romani arrivarono nella città, costruendo un acquedotto e migliorando così la qualità dell’acqua e, di conseguenza, le condizioni igieniche. A raccontarlo sulle pagine di Pnas è oggi un nuovo studio coordinato dall’Università di Magonza, in Germania, che, focalizzandosi sull’approvvigionamento idrico dell’antica città attraverso analisi geochimiche, in particolare nei depositi di carbonato di calcio, ha gettato nuova luce sulla cultura termale di Pompei.
La città di Pompei
Prima che diventasse una colonia romana, poco dopo l’80 a.C., la città di Pompei era occupata dai Sanniti. I Romani, quindi, ne presero il controllo appena 160 anni prima che la città venisse sepolta durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.. Come i Romani, tuttavia, anche il popolo dei Sanniti sembrerebbe essere stato un amante delle terme pubbliche, tanto che poco dopo il 130 a.C vennero costruite quelle che oggi vengono chiamate Terme Stabiane e le Terme Repubblicane. Sebbene in origine la città si rifornisse da pozzi profondi, il suo sviluppo aumentò anche la complessità del suo sistema di approvvigionamento idrico, in particolare con la costruzione di un acquedotto tra il 27 a.C. e il 14 d.C.
Le terme pubbliche
Per capire come la qualità dell’acqua delle terme pubbliche sia cambiata nel tempo, i ricercatori del nuovo studio hanno analizzato i depositi di carbonato di calcio lasciati dall’acqua nei pozzi, così come nelle terme pubbliche e nell’acquedotto. Dalle analisi è emerso che nel complesso l’acquedotto rappresentava un miglioramento significativo per la città di Pompei. “L’antica città di Pompei mostra miglioramenti tecnologici nel suo approvvigionamento idrico dopo essere diventata una colonia romana. I suoi abitanti facevano affidamento sui pozzi per il loro approvvigionamento idrico prima dell’installazione di un acquedotto romano”, si legge nello studio.
L’acquedotto romano
In particolare, il team ha scoperto che i depositi minerali di epoca romana delle Terme Stabiane contenevano molto meno carbonio organico, suggerendo che la contaminazione di inquinanti causati dall’attività umana, come sudore e urina nell’acqua, erano presenti a un livello molto più basso a causa del rifornimento più frequente delle terme pubbliche. “La composizione in isotopi stabili e oligoelementi di questi carbonati differisce notevolmente tra le strutture alimentate dai pozzi e quelle alimentate dall’acquedotto”, scrivono gli autori. Questo perché, come riferisce il New Scientist, a differenza dei pozzi che non alimentavano le terme regolarmente in quanto richiedevano un lavoro più lento e laborioso, l’acquedotto riusciva a offrire a Pompei 167mila litri d’acqua ogni ora, una quantità sufficiente a rifornire le terme pubbliche molto più frequentemente, con un probabile corrispondente miglioramento delle condizioni igieniche.


