L’impatto sul clima del vapore degli aeroplani triplicherà nel 2050 (ma non sono scie chimiche)


Le scie di vapore acqueo dai gas di scarico degli aerei, nulla a che vedere con la bufala delle scie chimiche, hanno un effetto di riscaldamento dell’atmosfera che non deve essere trascurato. Due ricercatrici tedesche misurano che nel 2050 l’impatto sul clima sarà circa triplo

scie di vapore
(foto: Alberto Masnovo via Getty Images)

Le scie di condensazione (o di vapore) degli aeroplani, che non sono le scie chimiche dell’omonimo complotto, sono nuvole artificiali di vapore acqueo condensato, che possono formarsi al passaggio degli aerei. E che intrappolano il calore nell’atmosfera terrestre con un impatto importante sul clima. Basti pensare che le scie di vapore hanno contribuito al riscaldamento dell’atmosfera più della CO2 prodotta dagli aerei dall’avvento dell’aviazione fino a oggi. Ora uno studio di due ricercatrici tedesche ha stimato l’impatto futuro sul clima di queste scie, mostrando che triplicherà entro il 2050.

I risultati sono pubblicati su Atmospheric Chemistry and Physics, la rivista dell’European Geoscience Union.

Scie di vapore, negative per il clima

Le scie di condensazione sono nuvole artificiali dovute alla rapida condensazione in ghiaccio del vapore acqueo presente nei gas di scarico degli aerei (che contribuiscono alle emissioni di gas serra). Questo fenomeno qualche effetto negativo può averlo, sul clima, perché modifica la nuvolosità globale e crea uno squilibrio nel bilancio della radiazione che raggiunge la Terra. “Quanto sia ampio l’impatto di questo fenomeno sulle temperature sulla superficie terrestre e sulle precipitazioni causate dalle nuvole non è chiaro”, sottolinea Ulrike Burkhardt, co-autrice del paper. “Ma è chiaro che riscaldano l’atmosfera”, aggiunge Lisa Bock, ricercatrice dell’Agenzia spaziale tedesca che ha coordinato lo studio.

Uno squilibrio dalle nuvole

Questo sbilanciamento è chiamato in gergo tecnico forzante radiativo, un’espressione che misura l’influenza di qualsiasi fattore che interviene modificando l’equilibrio dell’energia entrante ed uscente fra la Terra e la sua atmosfera. Tanto maggiore è questo forzante radiativo e tanto più elevato è l’impatto sul clima del fattore associato. Nel 2005, ad esempio, il traffico aereo ha costituito il 5% di tutto il forzante radiativo di origine umana, rendendo le scie di vapore l’elemento più pesante, ancora più della CO2 prodotta dai voli, in termini di impatto sul clima.

È importante tenere conto di questo effetto, come spiega Bock, anche quando si impostano strategie per la riduzione delle emissioni, come l’accordo Corsia (Carbon offsetting and reduction scheme for international aviation). Questo accordo, adottato dall’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (Icao) dell’Onu nel 2016, proseguono le autrici, non include l’impatto sul clima dell’aviazione non legato alla CO2, proseguono le ricercatrici. Ormai però questo aspetto non può più essere trascurato, anche considerando che il ruolo che avrà nel 2050 sarà triplo rispetto a quello misurato nel 2005, quando il traffico aereo sarà circa 4 volte maggiore.

Per arrivare a questo risultato le due autrici hanno svolto delle complesse simulazioni al computer. Attraverso queste simulazioni hanno stimato l’impatto legato alla situazione di traffico aereo attuale e quella del 2050. In base ai risultati il forzante radiativo risulta più che triplicato, dato che si passa da 49 a 160 milliWatt per metro quadro (mW/m2 – l’unità di misura del forzante e di altre grandezze fisiche che hanno a che fare con la radiazione elettromagnetica).

Inoltre, le ricercatrici hanno rappresentato anche uno scenario leggermente diverso, in cui nel 2050 si tiene conto del possibile aumento dell’efficienza dei carburanti, associato a scie di vapore siano ridotte. Anche in questo caso, l’impatto sul clima è comunque molto più alto, dato che pari a 137 mW/m2 e quasi triplo. L’immagine seguente mostra il confronto fra oggi e il 2050.

Nell’immagine, nella colonna a sinistra la situazione del forzante radiativo oggi (a) e nel 2050 (b); nella colonna a destra la situazione nel 2050 (c) e quella, sempre nel 2050, considerando la maggiore efficienza dei carburanti. (foto: Bock and Burkhardt, Atmos. Chem. Phys., 2019 Creative Commons Attribution Licence 4.0)

Come mitigare il problema

La strategia ideale, secondo le autrici, è ridurre le emissioni di gas serra dovute al traffico aereo. “Ciò consentirebbe all’aviazione internazionale – sottolinea Burkhardt – di supportare efficacemente le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi”.

Ridurre le emissioni, infatti, diminuisce anche l’impatto delle scie di condensazione, dato che si abbassa anche il numero di cristalli di ghiaccio condensati nelle scie. Ma affinché l’effetto sia significativo è necessario che le riduzioni siano importanti, “maggiori del 50% previsto”, aggiunge Burkhardt, che rimarca come arrivare a un -90% non riesce a riportare l’impatto delle scie di condensazione a quello del 2005.

Un’altra strategia discussa dagli scienziati riguarda la deviazione delle traiettorie dei voli verso regioni del cielo meno soggette alla formazione di scie di condensazione. Tuttavia le autrici mettono in guardia rispetto a questa ipotesi, dato che a lungo termine una scelta del genere potrebbe anche aumentare la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera, vista anche l’incertezza nella stima del ruolo delle scie di vapore.

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