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L’India vuole diventare il laboratorio globale dell’intelligenza artificiale, tra punti di forza e dinamiche che sollevano dubbi

di webmaster | Gen 10, 2026 | Tecnologia


L’India accelera sull’intelligenza artificiale e lo fa mettendo al centro una risorsa che nessun altro paese può vantare nelle stesse dimensioni: la sua popolazione. Investimenti pubblici e inviti estesi ai grandi colossi tecnologici, ma anche una strategia che intreccia infrastrutture, formazione e governance digitale: ecco come Delhi punta a ritagliarsi un ruolo chiave nell’ecosistema globale dell’intelligenza artificiale.

La strategia indiana

AI e governance per un milione di giovani indiani

Pochi giorni fa il governo ha annunciato il lancio di un programma nazionale di formazione professionale dedicato all’intelligenza artificiale, destinato a un milione di giovani. Il progetto partirà dallo stato settentrionale del Rajasthan e dovrebbe concludersi entro un anno, ha spiegato il ministro dell’Elettronica e dell’Informatica Ashwini Vaishnaw.

L’interesse per il tema, in questo momento, è più alto che mai. Già nel 2024, il governo del premier Narendra Modi ha approvato un investimento di 103 miliardi di rupie (1,14 miliardi di dollari) in progetti di intelligenza artificiale, tra cui lo sviluppo di infrastrutture informatiche e di modelli linguistici di grandi dimensioni. Denaro che il governo ha puntato anche su startup di intelligenza artificiale e per lo sviluppo di applicazioni di intelligenza artificiale per il settore pubblico. L’India, del resto, ha costruito negli anni solide fondamenta digitali: dalla carta d’identità biometrica Aadhaar al sistema di pagamento UPI, ad esempio. Ora si guarda ad una vera governance digitale, capace di abilitare servizi predittivi, migliorare l’allocazione delle risorse e supportare politiche pubbliche basate sui dati. Dall’inquinamento all’agricoltura. Un esempio concreto è MahaVISTAAR, l’app del governo del Maharashtra (lo stato di Mumbai) che fornisce informazioni essenziali ai contadini nella lingua locale, il marathi. Sul fronte tecnologico, emergono modelli di intelligenza artificiale indigeni, come BharatGen, sviluppato con l’università d’eccellenza IIT Bombay e programmi di formazione come FutureSkills Prime: per lo Stanford AI Index 2025, l’India è già tra i primi cinque Paesi al mondo per numero di nuove aziende di AI che ricevono finanziamenti.

L’infrastruttura digitale

La corsa riguarda però anche — e soprattutto — le infrastrutture. A dicembre Intel ha annunciato una partnership con Tata Electronics per la produzione locale di chip. Tata Consultancy Services ha invece raccolto un miliardo di dollari da TPG per entrare nel mercato dei data center basati sull’IA: insieme investiranno fino a 180 miliardi di rupie nella divisione HyperVault nei prossimi anni. A questi si aggiunge Digital Connexion, joint venture tra Reliance Industries, Brookfield Asset Management e Digital Realty Trust, che prevede investimenti per 11 miliardi di dollari entro il 2030 nello sviluppo di data center nell’India meridionale. Secondo CBRE Group, entro il 2027 il mercato indiano dei data center supererà i 100 miliardi di dollari di investimenti.

Il calendario internazionale conferma il peso crescente del Paese. A febbraio è atteso l’India AI Impact Summit 2026, che potrebbe vedere la partecipazione di figure come Sundar Pichai (Google), Jensen Huang (Nvidia) e Cristiano Amon (Qualcomm). Nel frattempo, gli annunci dei big tech si moltiplicano: Microsoft ha promesso 17,5 miliardi di dollari in investimenti in IA e cloud nei prossimi quattro anni, mentre Google ha messo sul tavolo circa 15 miliardi di dollari per un polo infrastrutturale nel Sud dell’India, con un data center a Visakhapatnam in collaborazione con AdaniConneX e Bharti Airtel, secondo operatore di telefonia mobile del Paese.

E il fattore demografico

Non sorprende quindi che Reuters scriva di “una lotta senza precedenti” tra OpenAI, Google e Perplexity per conquistare gli utenti indiani. Il Paese è il secondo mercato di smartphone al mondo, con 730 milioni di dispositivi attivi. Ogni utente consuma in media 21 gigabyte di dati al mese, pagando alcune delle tariffe mobili più basse a livello globale.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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