L’irresponsabilità degli adulti dietro la strage di Corinaldo


Meglio allontanare l’istinto di liquidarli con uno di quei post rabbiosi à la “sbattiamoli in cella” a cui la politica ci ha abituati: i ventenni dello spray di Corinaldo meritano una riflessione

Tra le 15 persone coinvolte direttamente nella strage avvenuta nella notte dell’8 dicembre 2018 nella discoteca di Corinaldo – 6 vittime e 7 arrestati – soltanto due erano adulti: Eleonora Girolimini, la mamma 39enne morta nella calca, e un uomo di 65 anni accusato di essere il ricettatore della banda. Tutti gli altri sono, ed erano, ragazzi tra i 14 e i 22 anni. I più giovani erano le vittime, nessuna delle quali aveva ancora compiuto 17 anni al momento della morte, ma anche gli autori dei tentativi di rapina tramite spray al peperoncino sono tutti under 25: praticamente coetanei dei minori coinvolti nella strage.

La strage degli innocenti, ha detto qualcuno, e impressiona l’idea che a provocarla possano essere stati ragazzi poco più che maggiorenni, i quali – si deduce dalle intercettazioni – non sembrano particolarmente colpiti dall’idea di avere provocato una strage, se è vero che dopo Corinaldo la banda ha continuato ad effettuare colpi con la stessa tecnica, seppur consci di quello che era successo al Lanterna azzurra.

ITALY-ACCIDENT
(Photo by Luca PRIZIA / AFP) (Photo credit should read LUCA PRIZIA/AFP/Getty Images)

Ma se le persone coinvolte sono tutte giovani, è l’assenza degli adulti, la grande protagonista della strage di Corinaldo: pochissimi i genitori presenti in discoteca, nonostante un pubblico di giovanissimi attirato dalla presenza di Sfera Ebbasta; apparentemente inesistenti i genitori dei responsabili della strage, i cui figli giravano indisturbati in Italia e in Europa, accumulando, sembra, fino a 15.000 euro di refurtiva al mese; irresponsabilmente superficiali gli addetti ai controlli per la sicurezza. E adulti sono anche i moralizzatori da tastiera, spuntati come funghi sui social all’indomani della strage. Non erano ancora passate 24 ore dalla tragedia quando iniziarono ad essere pubblicati decine di status che additavano Sfera Ebbasta, e in particolare i testi delle sue canzoni, tra i colpevoli della tragedia. “Incita alla violenza e alla droga”, scrivevano in molti, anche su quotidiani nazionali, lasciando intendere che la strage fosse l’inevitabile conseguenza dell’amore per una musica diseducativa.

Banale, per loro, additare come responsabili sia Sfera Ebbasta che i ragazzi “colpevoli” di amare una musica volgare, distonica e aggressiva: i testi che producono e ascoltano parlano infatti di un mondo incomprensibile a tutti quegli adulti che non riescono e non vogliono capire il mondo dei ragazzi raccontato dalla trap.
Ma la strage di Corinaldo, si è finalmente capito in questi giorni, non ha nulla a che fare con la maleducazione dei testi trap e con le passioni dei ragazzi. Ha invece moltissimo a che fare con l’incapacità degli adulti di assumersi la responsabilità e la fatica di costruire un mondo sicuro per i più giovani cittadini di questo paese.

Le indagini sulla strage non ci raccontano tanto il mondo dei ragazzi, quanto quello di una certa categoria di adulti: fragili, inutili e assenti, rappresentanti di ruoli per i quali sarebbe necessaria grande responsabilità che viene invece elusa dalla sottovalutazione, dall’incapacità, quando non dalla corruzione.

I responsabili sono ragazzi che si comportano da adulti – nella versione peggiore possibile: quelli la cui unica religione è il guadagno, costi quel che costi – e adulti che si sono comportati da bambini, sottovalutando le loro responsabilità, il loro ruolo e il loro mandato pubblico. È anche questo, il mondo contro il quale i ragazzi urlano la loro rabbia in discoteca, senza che nessuno li ascolti davvero, se non al momento di esprime un giudizio paternalista su di loro.

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