L’Italia e l’Europa nel Mondo del Cloud: Una Questione di Sovranità Digitale

In un’epoca in cui le aziende italiane e le pubbliche amministrazioni fanno affidamento su una tecnologia che per il 95% proviene da fornitori extra-europei, la questione della sovranità digitale diventa sempre più urgente. Mirko Gatto, CEO di Yarix, mette in risalto la vulnerabilità del nostro sistema: “Siamo in affitto, e se il proprietario decidesse di sfrattarci, ci troveremmo improvvisamente senza un tetto”. Questo scenario inquietante solleva domande fondamentali sul futuro della cybersecurity italiana ed europea.

Dipendenza Tecnologica: Un Problema Esistenziale

La metafora di vivere in una casa in affitto mette in evidenza un aspetto cruciale: la dipendenza strutturale dai servizi cloud e dalle soluzioni software fornite da aziende statunitensi. Queste piattaforme, come Google Cloud e Microsoft Azure, sono parte integrante dell’infrastruttura tecnologica delle PMI italiane e della pubblica amministrazione. Se domani dovessero decidere di interrompere i rapporti con i paesi europei, Italia e Europa si troverebbero in gravi difficoltà.

La mancanza di alternative valide sul mercato europeo rende questa situazione ancor più preoccupante. Anche se i fornitori devono rispettare le normative come il GDPR e la NIS2, l’interazione transfrontaliera con fornitori estranei all’Unione Europea comporta dei rischi. La recente compromissione di un fornitore come IBM ha dimostrato come una falla possa avere conseguenze drammatiche su un’intera rete di servizi pubblici.

Cybersecurity: Un Quadro Problematica

Il report di Yarix evidenzia che, nonostante l’Italia sia uscita dalla top 5 mondiale dei paesi più colpiti da ransomware, ciò non è necessariamente una buona notizia. La realtà è che il numero di aziende italiane colpite da attacchi è aumentato del 50% rispetto all’anno scorso. I dati disponibili rappresentano solo la punta dell’iceberg, e le statistiche ufficiali non riflettono la vera portata del problema.

Inoltre, il fenomeno dell’hacktivism sta crescendo, correlato a eventi geopolitici di rilevanza. Gli attacchi DDoS contro siti istituzionali non solo hanno un impatto mediatico, ma rappresentano un campanello d’allarme per il rischio di attacchi più sofisticati in futuro.

Sovranità Digitale: Un Obiettivo Necessario

Affrontare il problema della sovranità digitale richiede un cambiamento di mentalità. Le aziende devono rivedere i contratti in funzione di clausole che garantiscano la portabilità dei dati e valutare l’adozione di fornitura europee anche quando più costose. La vera sfida è quella di ridurre la dipendenza tecnologica da fornitori esterni, puntando su investimenti in infrastrutture e competenze locali. È chiaro che questo non può essere un lavoro di un solista, ma deve essere un impegno congiunto a livello europeo.

Già esistono iniziative come GAIA-X per promuovere un cloud sovrano, ma la loro implementazione avviene a ritmi diversi fra i vari stati membri, rendendo necessaria una maggiore coordinazione. In questo contesto, il compito dei decisori politici e delle aziende sarà imperativo.

Conclusione: Verso una Maggiore Resilienza

Il futuro della cybersecurity italiana e della sovranità digitale non può essere affrontato con superficialità. La preparazione è fondamentale. In un mondo dove l’accesso ai servizi può essere limitato da un momento all’altro, è essenziale che ci si prepari per ogni evenienza. L’Europa ha l’opportunità di rafforzare la propria infrastruttura digitale, ma questo è un viaggio che richiede tempo, investimenti e un cambiamento culturale. La protezione dei dati e delle informazioni non può più essere vista come un optional, ma come un investimento cruciale per evitare potenziali crisi in una realtà sempre più connessa.