Litio, la mappa delle future miniere in Europa



Da Wired.it :

Il problema principale, ammette Law, è di arrivare a “un’estrazione su larga scala che sia sostenibile economicamente. Il litio non è raro. È solo che estrarlo scavando non è accettabile e sostenibile”. Il primo impianto in Cornovaglia sarà operativo nel 2023, poi l’azienda conta di aprirne altri tre in quattro anni se i risultati centreranno le aspettative. Anche Enel ha acceso un faro sulla tecnologia. Qualche anno fa aveva anche lanciato una gara per startup, che tuttavia non erano riuscite a sottoporre brevetti che avessero una validità economica. Ora il colosso energetico ha riaperto il dossier e sta valutando delle sperimentazioni in alcuni impianti nel mondo, basandosi sul potenziale di litio che si potrebbe estrarre. Quelli in Italia non sono tra questi al momento, per via della scarsità di minerale e degli alti costi.

L’attività dovrà essere garantita in modo sostenibile – dice Contincelli – e una delle strade è il riciclo” di batterie usate o altri giacimenti di metalli e terre rare. “Oggi le batterie a fine vita trovano canali per tornare in Cina ed essere trattate. Dobbiamo implementare questa filiera in Europa, è una questione di competizione”, dice Laura Cutaia, responsabile del laboratorio di valorizzazione delle risorse nei sistemi produttivi e territoriali di Enea. 

Anche in questo caso, tuttavia, la strada non è in discesa. Come osserva Prosini, “dovrebbero essere considerati i problemi dei potenziali impatti ambientali derivanti degli agenti chimici utilizzati”. E aggiunge: “Il trattamento termico, rappresenta la tecnologia più matura e può semplificare efficacemente il processo di riciclaggio e adattarsi a un ampio smaltimento di differenti tipi di batterie esaurite. Tuttavia, i problemi del consumo di energia e dell’introduzione delle impurità devono essere adeguatamente affrontati e migliorati”.

La carta strategica del green

A Bruxelles interessa accelerare sul riciclo e su tecniche sostenibili. Anche perché l’Europa punta a usare la carta green per tagliare fuori fornitori scomodi. Benché dell’importazione non si possa fare a meno, anche perché il Vecchio continente non potrà mai essere autosufficiente, la linea della Commissione è aumentare la quota di produzione domestica per assicurare autonomia strategica, rafforzare l’economia locale, creare posti di lavoro e sorvegliare le ricadute ambientali. 

Bruxelles intende anche imporre controlli sulle importazioni, attraverso il regolamento sui minerali da aree di conflitto (in vigore dal gennaio 2021) o quello in arrivo sulla batterie, che avrà proprio un focus specifico sulla sostenibilità. E poi con la futura Iniziativa sui prodotti sostenibili (Spi), Bruxelles stabilirà requisiti specifici sulle origini ambientali e sociali di un prodotto. Per esempio, relativamente al litio, stabilendo la quantità di minerale riciclato che una batteria deve avere.

Bruxelles ha messo al lavoro anche le sue alleanze industriali sul tema, come quella sulle materie prime (Erma). Quest’ultima, spiega Ruffo, “è figlia di Eit raw materials, associazione finanziata dall’Unione europea che si occupa di materie prime avviata cinque anni, avrà un focus specifico in ambito energetico ma è ancora in una fase preliminare”. Come Eit, anche Erma dovrà mobilitare fondi per la ricerca e per le aziende. La Commissione conta anche di coinvolgere la federazione per le batterie, European battery alliance. Che a sua volta ha una serie di gemelle: Battery 2030+, Batt4Eu e Eera. Un moltiplicarsi di alleanze per colmare il divario con Cina e Stati Uniti, che ora deve dimostrare di riuscire a passare dalle parole ai fatti.



[Fonte Wired.it]