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Lo chiamavano Trinità… compie 55 anni: il western dove nessuno muore (ma si mangiano fagioli)

di webmaster | Dic 22, 2025 | Tecnologia


Lo chiamavano Trinità: pensare a Bud Spencer e Terence Hill oggi significa confrontarsi con un duo cinematografico che ha superato la prova del tempo e che è riuscito a cristallizzarsi per sempre nell’immaginario collettivo. I loro profili sono riconoscibili come volti di famiglia e i loro film, nel tempo, hanno saputo cambiare fisionomia, trasfigurandosi da enorme fenomeno popolare in un linguaggio comune, capace di parlare a più generazioni. Proprio come Franco e Ciccio, Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, sono avviluppati l’uno all’altro: la loro identità filmica non si limita ad essere una somma di due carriere individuali, anche perché la loro fortuna è nata assieme e concepita come tale: sono due figure che condividono lo schermo e in quella prossimità si definiscono a vicenda. Ogni gesto, ogni colpo assestato trova equilibrio e ritmo nell’incontro costante tra questi due opposti complementari.

Due orizzonti apparentemente discordanti che trovano la loro recondita armonia ne Lo chiamavano Trinità…, un’opera cruciale per il cinema italiano che quest’anno compie 55 anni. Carlo Pedersoli, prima di approdare al cinema, si è distinto come nuotatore, raggiungendo una certa notorietà partecipando alle Olimpiadi, tra cui Helsinki 1952 e Melbourne 1956. La sua fisicità imponente venne notata nell’ambiente cinematografico e catturò l’attenzione del regista Giuseppe Colizzi, che gli propose di recitare nel film Dio perdona…io no, a cui andò ad affiancare un affascinante protagonista biondo, Mario Girotti, destinato a diventare il suo compagno di scena e, con gli pseudonimi Bud Spencer e Terence Hill, a formare uno dei duo più iconici della storia del cinema italiano. Qualche anno dopo, Lo chiamavano Trinità… li consacrò al grande pubblico, segnando il culmine della loro intesa artistica.

La rivoluzione del fagioli-western

Trinità è un pistolero eccellente, un uomo buono ma anche pigro e trasandato, che vaga su una slitta trainata dal suo cavallo. Una volta arrivato in una cittadina tranquilla scopre che suo fratello, Bambino, abile ladro di cavalli, si sta spacciando per lo sceriffo della città. La comunità è controllata dal maggiore Harriman, allevatore di cavalli corrotto e senza scrupoli, deciso a perseguitare un gruppo pacifico e nutrito di mormoni, che occupano una valle fertile che lui vorrebbe destinare alla sua mandria di cavalli di razza. Pur di liberarsene, il maggiore recluta un bandito messicano e la sua banda di fuori legge per occuparsi dei mormoni. I due fratelli decidono di cooperare per aiutare i mormoni e parallelamente Bambino escogita un piano per sottrarre tutta la mandria al maggiore. Tra momenti di addestramento e scazzottate poderose, il furto non andrà proprio come previsto.

Un successo commerciale assolutamente disatteso, un fenomeno culturale la cui risonanza riverbera fino ai nostri giorni. Lo chiamavano Trinità… è una commedia western che nasce dalla scrittura e dallo sguardo di E.B. Clucher, pseudonimo di Enzo Barboni, ex direttore della fotografia di Sergio Corbucci e Italo Zingarelli; quest’ultimo ne intuì la forza comica e decise di produrre il film che venne rigettato da diversi produttori del tempo. Barboni in quel periodo stava cercando di imporsi come regista e ingaggiò il duo per il suo secondo film da regista. Lo chiamavano Trinitàrappresentò il suo vero primo exploit: un’opera che gioca con gli stereotipi degli spaghetti western, che allora vivevano un periodo di crisi, e che avrebbe dato origine a un sottogenere tutto suo, il cosiddetto fagioli-western, capace di codificarne la forza comica. Un’opera che a suo modo mette in discussione l’ideologia e il mito del western e lo reifica, trasformandolo in uno spettacolo riconoscibile e tridimensionale, fatto di sguardi e scazzottate, uno spazio in cui la violenza e il conflitto tipici del western diventano cornici comiche e simboliche.

Lo chiamavano Trinità, la storia di un cult

La frontiera arida e spietata, il pistolero solitario, la violenza, il pericolo, l’umorismo nero e lo sguardo crepuscolare vengono soppiantati dalle gag, dalle risate, dalle botte, dalla commedia slapstick, dalle risse senza alcuna vera conseguenza, senza carneficina: non c’è sangue, non c’è morte nei fagioli-western, ma esistono tutti gli elementi familiari che ci riportano al genere. Quindi non mancano cacciatori di taglie, i mormoni, i messicani, i banditi, l’eroe senza macchia (pur essendo sporco e scansafatiche) e l’antieroe. Anche gli scontri epici vengono evocati ma solo per essere poi totalmente sconfessati.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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