Verso lo splashdown di Artemis II
Se tutto procederà secondo i piani, il modulo con equipaggio farà il suo ingresso nell’atmosfera terrestre in un’area a sud-est delle Hawaii, a una velocità massima di 38.400 chilometri orari. Impiegherà appena 13 minuti per ammarare nell’oceano Pacifico, a largo delle coste della California.
Durante il rientro, l’esterno di Orion raggiungerà i 2.760 gradi Celsius. Dopo aver passato una settimana in condizioni di microgravità, gli astronauti di Artemis sperimenteranno un’accelerazione fino a 3,9 g, pari cioè a quasi quattro volte il loro peso corporeo.
A un certo punto della discesa, la navicella attraverserà un blackout delle comunicazioni di sei minuti per via del calore estremo, che creerà uno strato di plasma attorno alla capsula bloccando temporaneamente i segnali.
Nella fase finale, Orion aprirà il sistema di paracaduti per garantire una discesa controllata. Dopo lo splashdown, gli astronauti di Artemis II saliranno a bordo di una nave per una prima valutazione medica e quindi raggiungeranno Houston, in Texas, dove completeranno rapporti e controlli più approfonditi.
Il prossimo passo di Artemis
Se l’obiettivo di Artemis II era dimostrare che la Nasa può tornare a portare un equipaggio umano attorno alla Luna, il ritorno sulla superficie del satellite dovrà invece aspettare Artemis IV. Nel frattempo, la terza missione del programma si concentrerà sul perfezionamento delle tecnologie che hanno reso possibile Artemis II e sulla risoluzione dei problemi, mentre i partner della Nasa lavorano per ultimare sistemi chiave come il modulo di discesa lunare di SpaceX. In ogni caso, l’agenzia mantiene gli occhi sul traguardo finale: realizzare il ritorno sulla Luna entro il 2030.



