Lobby, la proposta di legge approvata dalla Camera è una rivoluzione zoppa



Da Wired.it :

La Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge che disciplina l’attività di lobbying. Con 339 voti favorevoli, nessun contrario e 42 astenuti, è stato fatto un primo passo importante per colmare un vuoto normativo che l’Italia si porta dietro da decenni sul tema della trasparenza e dell’inclusività dei processi decisionali. Ora il testo passa al Senato, che se ne occuperà dopo l’elezione del presidente della Repubblica.

Il deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, primo firmatario di uno dei testi poi incluso nella proposta di legge che ha come pilastro l’introduzione di un Registro nazionale per la trasparenza dell’attività di relazione per la rappresentanza di interessi, si è detto molto soddisfatto del risultato raggiunto. Un pensiero condiviso da #Lobbying4change, una coalizione di 32 organizzazioni della società civile che in questi anni si è spesa perché si arrivasse a un testo di legge sul lobbying, visto che è dal 1976 che si cerca di regolamentarlo senza successo. “È stato superato un tabù, ma nel passaggio in Senato servono delle correzioni”, spiega a Wired Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby.

Il vuoto normativo in Italia

Come scrive Treccani, il termine lobby viene usato “per definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi”. Una formula che può comprendere quindi aziende, associazioni di categoria, ordini professionali e altre organizzazioni, di cui si sente parlare soprattutto negli Stati Uniti – la “lobby del tabacco”, la “lobby delle armi”. Ma che in realtà anche altrove, come in Italia, ha un certo peso.

Secondo i dati raccolti da Risk & Compliance, nel 2018 sul territorio a stelle e strisce operavano 11.641 soggetti, un dato che lo caratterizzava come capitale mondiale del lobbismo. In Italia il numero scende a 841 e questo la pone al quinto posto nella classifica europea. Una posizione che spiega come il fenomeno non sia irrisorio nel Belpaese, dove però non si è mai riusciti a regolamentarlo ufficialmente in chiave di maggiore trasparenza e inclusività. 

Sul tema dal 1976 sono stati presentati in Parlamento numerosi progetti di legge. Se ne contano almeno 96 nel complesso, ma tutti sono caduti nel vuoto. I portatori di interessi hanno così continuato a muoversi in un contesto grigio, privo di paletti normativi, e questo da una parte ha sfavorito certe realtà etiche e trasparenti non permettendo loro di dare un contributo reale ai processi decisionali, dall’altra ha permesso che attori opachi e mossi unicamente dal proprio tornaconto personale potessero influenzare liberamente il corso della politica.

Cosa prevede il nuovo testo

Le cose potrebbero presto cambiare, in quella che si preannuncia come una piccola rivoluzione. Il 12 gennaio la Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge sul lobbying, oggetto di un iter parlamentare molto accidentato visto che l’esame in commissione Affari Costituzionali era iniziato nel 2019. In principio erano tre le proposte di legge, di Silvia Fregolent (Italia Viva), Marianna Madia (Pd) e Francesco Silvestri (M5S). Un lungo lavoro di scontri, mediazioni e discussioni alla fine si è tradotto in una proposta condivisa, che ora passerà al Senato con l’obiettivo di arrivare a un ok definitivo prima della fine della legislatura del 2023.

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Il testo approvato dalla Camera dei deputati prevede diverse novità. Quella principale è l’obbligo di iscrizione a un Registro nazionale per la trasparenza dell’attività di relazione per la rappresentanza di interessi per coloro che intendono svolgere una tale attività presso i decisori pubblici. Questo elenco, che sarà istituito presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), sarà consultabile dai cittadini attraverso Spid o Carta d’identità elettronica. Per separare l’incarico pubblico da quello privato, si prevede che certe figure non potranno entrare a far parte dell’elenco, dunque saranno escluse dall’attività di lobbying. Tra questi, i decisori pubblici nel corso del loro mandato e per un anno dalla sua cessazione se svolgono incarichi di governo nazionale e regionale.





[Fonte Wired.it]