L’ombra del traffico di esseri umani dietro tre siti di annunci porno


Indagine negli Stati Uniti. Sospettato un uomo d’affari svizzero. Le accuse di sfruttamento della prostituzione e riciclaggio di denaro

Il sito internet Backpage.com è stato chiuso nel 2018 a causa del traffico di esseri umani e favoreggiamento della prostituzione che avvenivano dietro le quinte del sito (fonte: schreenshot da backpage.com)

A distanza di più di un anno dalla chiusura di Backpage.com, un sito di annunci erotici, gli investigatori statunitensi del Dipartimento di sicurezza nazionale (Dhs) e del Dipartimento di giustizia (Doj) stanno rivolgendo la loro attenzione verso i tre portali che ne hanno raccolto l’eredità. Eros.com, EroticMonkey.ch e Rubmaps.ch sono finiti sotto la lente poiché sospettati di aver facilitato o partecipato consapevolmente a episodi di traffico di esseri umani, sfruttamento della prostituzione e riciclaggio di denaro.

La chiusura di Backpage ha portato a questi tre siti una grande quantità di accessi da parte di utenti che prima adoperavano il portale sequestrato. Il denominatore comune di tutti e tre i siti sarebbe David Azzato, un uomo d’affari svizzero che ha però negato qualsiasi coinvolgimento. Ciò nonostante gli investigatori lo ritengono coinvolto sulla base di alcune prove in loro possesso.

Il Wall Street Journal spiega come gli investigatori abbiano scoperto che, successivamente alla chiusura di Backpage, Rubmaps è passato da un indirizzo .com a uno .ch, quindi un dominio svizzero, la cui proprietà faceva capo a una società di marketing il cui suo unico azionista e fondatore era Azzato stesso. Un’altra prova, secondo il Wall Street Journal, sarebbe collegata al precedente dominio di EroticMonkey, connesso a un indirizzo Ip intestato a un certo David Azzato. E infine Eros.com, che secondo quanto riferisce il giornale statunitense, sarebbe passato sotto il controllo di una società con sede a Cipro, il cui fondatore sarebbe l’uomo d’affari svizzero indagato.

Attualmente il sospettato non è reperibile e comunica con gli investigatori tramite un portavoce, di conseguenza arrivare ad un arresto potrebbe risultare difficile soprattutto se la residenza riportata sul profilo LinkedIn di Azzato è reale: gli Emirati Arabi Uniti potrebbero non concedere l’estradizione.

I dipartimenti di Giustizia e della Homeland Security potrebbero nel frattempo coordinarsi con la Svizzera per far chiudere i siti indagati ma la vera sfida va giocata sul lungo periodo per impedire che, come è successo con Backpage, la storia si ripeta.

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