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Da Wired.it :

Stessa data e stessi secondi. Proprio come lo scorso anno, infatti, il Doomsday Clock, l’orologio dell’apocalisse, torna a ricordarci quanto è vicina la fine del mondo. E il tempo che ci rimane, purtroppo, è lo stesso: 90 secondi alla mezzanotte, ovvero il giorno del giudizio. A riferirlo è stato il Bulletin of the Atomic Scientists’ Science and Security Board (Sabs), il consiglio di esperti formato anche da Nobel che ogni anno, appunto, sono chiamati ad aggiornare le lancette dell’orologio dell’apocalisse.

L’orologio dell’apocalisse

Ricordiamo brevemente che il Doomsday Clock è una metafora ideata da un comitato di esperti nel 1947, durante la Guerra Fredda, quando segnava 7 minuti alla mezzanotte. Questo orologio, infatti, viene usato per quantificare il rischio di un’ipotetica fine del mondo, quando l’umanità non riuscirà più a porre rimedio alle minacce create proprio dagli stessi esseri umani. Nel corso degli ultimi 76 anni le lancette dell’orologio si sono via via sempre più dirette verso la mezzanotte, ovvero verso l’ora del giudizio, raggiungendo lo scorso anno il minimo storico di 90 secondi.

A un passo dalla fine

Proprio come lo scorso anno, le principali minacce che continuano a guidare il mondo verso la catastrofe sono: la guerra tra Russia e Ucraina e la crescente dipendenza dalle armi nucleari, la disinformazione. I cambiamenti climatici, inoltre, hanno reso il 2023 l’anno più caldo mai registrato, con inondazioni, incendi e catastrofi ambientali legate al caldo che hanno avuto effetti dannosi su tutta l’umanità. “Oggi, impostiamo ancora una volta l’orologio a 90 secondi alla mezzanotte perché l’umanità continua ad affrontare un livello di pericolo senza precedenti”, spiegano gli esperti. “La nostra decisione non dovrebbe essere interpretata come un segnale che la situazione della sicurezza internazionale si sia allentata. I leader e i cittadini di tutto il mondo, invece, dovrebbero considerarla come un duro avvertimento e rispondere con urgenza, come se oggi fosse il momento più pericoloso della storia moderna”.

Guerre, armi nucleari e cambiamenti climatici

Mentre una fine alla guerra tra Russia e Ucraina sembra essere ancora lontana, e l’uso di armi nucleari rimane una seria possibilità, il conflitto a Gaza tra Israele e Hamas ha il potenziale per degenerare in un più ampio scontro mediorientale che potrebbe porre minacce imprevedibili, a livello regionale e globale. Per quanto riguarda il clima, il 2023 è stato l’anno più caldo di sempre, con temperature record e con le emissioni di gas serra che hanno continuato ad aumentare. “Gli attuali sforzi per ridurre le emissioni di gas serra sono assolutamente insufficienti per evitare pericolosi impatti umani ed economici derivanti dai cambiamenti climatici, che colpiscono in modo sproporzionato le persone più povere del mondo”, spiegano dal Bulletin of the Atomic Scientists’ Science and Security Board. “Se non ci sarà un marcato aumento degli sforzi, il prezzo delle sofferenze umane dovute allo sconvolgimento climatico aumenterà inesorabilmente”.

Ai e minacce biologiche

Accanto alle guerre e i cambiamenti climatici, gli esperti evidenziano un’altra criticità: la convergenza degli strumenti di intelligenza artificiale (Ai) e delle tecnologie dell’ingegneria genetica potrebbe portare a degli abusi. L’Ai, come precisano gli esperti, è una tecnologia dirompente e gli sforzi per regolamentarla dovrebbero essere ampliati. Ha, infatti, anche il potenziale per amplificare la disinformazione, impedendoci così di affrontare in modo efficace i rischi nucleari, le pandemie e i cambiamenti climatici. “Come primo passo, e nonostante i loro profondi disaccordi, tre delle principali potenze mondiali (Stati Uniti, Cina e Russia) dovrebbero avviare un dialogo serio su ciascuna delle minacce globali qui delineate”, avvertono gli esperti. “Questi tre Paesi devono assumersi la responsabilità del pericolo che il mondo si trova ad affrontare. Hanno la capacità di salvare il mondo dall’orlo della catastrofe. Dovrebbero farlo, con chiarezza e coraggio, e senza indugi”.



[Fonte Wired.it]