Luca Parmitano è partito verso la Stazione spaziale con la missione Beyond


Alle 18:28, ora italiana, la Soyuz con l’equipaggio della Expedition 60 si è staccata dalla rampa di Baikonur diretta alla Stazione spaziale internazionale

Luca Parmitano nel simulatore della Soyuz (foto: S. Corvaja/Esa)
Luca Parmitano nel simulatore della Soyuz (foto: S. Corvaja/Esa)

Baikonur, Kazakhstan – Lancio nominale. Si dice così, in gergo tecnico, quando tutto va come previsto. Alle 21:28 ora di Baikonur (in Italia le 18:28), il lanciatore Soyuz Fg e la capsula Soyuz Ms-13 con a bordo Luca Parmitano (astronauta dell’Esa), Andrew Morgan (Nasa) e Alexander Skvortsov (Roscosmos) si sono staccati dalla rampa di lancio numero 1 del cosmodromo kazako.

La Soyuz si stacca dal Gagarin’s launch pad di Baikonur (foto: Sergei Savostyanov/Tass/Getty Images).

Spinta da quattro propulsori che bruceranno 225 tonnellate di carburante e ossigeno liquido, in questo momento la navetta orbita a 25mila chilometri orari verso la Stazione spaziale internazionale, dove attraccherà in circa sei ore (in Italia verso mezzanotte). L’approccio rapido è stato testato la prima volta nel 2013 proprio da Parmitano. Prima, il rendez vous con la stazione orbitante richiedeva due giorni di viaggio.

Il lancio della Expedition 60 celebra una corrispondenza fortunata: inizia nelle stesse ore in cui, cinquant’anni fa, l’equipaggio dell’Apollo 11 toccava per la prima volta il suolo lunare. “Una felice coincidenza”, ha detto nell’ultima conferenza terrestre Parmitano, che nella seconda parte della spedizione diverrà, primo italiano a farlo, il comandante della Iss: “Abbiamo pensato di omaggiare l’impresa di Armstrong, Aldrin e Collins già con la nostra patch, che ritrae la Luna nella stessa posizione dell’epoca e una costellazione a forma di L, il 50 in numero romano. Lo stemma non ha i nostri nomi, perché oggi come allora l’attività spaziale è collaborazione. A contare è la squadra, non le individualità. Sono poi convinto che l’omaggio più importante che possiamo tributare all’Apollo sarà il nostro lavoro, la dedizione al programma. Perché lo Spazio è un servizio all’umanità tutta”.

Andrew Morgan, Alexander Skvortsov e Luca Parmitano qualche giorno fa, con la Soyuz che li sta portando sulla Iss (foto: Andrey Shelepin/GCTC).

Quella con l’anniversario dell’allunaggio non è l’unica coincidenza significativa: la Expedition 60 è partita dalla stessa rampa da cui fu lanciato Jurij Gagarin il 12 aprile 1961, quando divenne il primo essere umano a superare l’atmosfera terrestre. Non è da escludere l’astronauta catanese ci abbia pensato al momento di ribattezzare la sua missione Beyond, convinto com’è che a prescindere da contesti ed epoche sia la spinta a superare i nostri confini ad animare ogni attività spaziale: “Le nostre missioni non vanno mai considerate un traguardo. Ogni spedizione sulla Iss è la tappa di un percorso progressivo e condiviso verso obbiettivi spostati sempre più in là”.

A proposito di attività in orbita, sono numerose quelle previste per gli astronauti della Expedition 60, impegnati in più di 250 esperimenti scientifici nei sei mesi di permanenza nello spazio. Sui trenta esperimenti nuovi e interamente europei, sei saranno quelli commissionati attraverso l’Agenzia spaziale italiana dalle nostre università.

In addestramento al Johnson Space Center della Nasa (foto: Stephane Corvaja/Esa).

“I risultati che riportiamo con noi sulla Terra aiutano le persone a vivere meglio”, ha ribadito il futuro comandante della stazione: “Lavorare sull’avamposto spaziale è l’unico modo per capire quali conoscenze scientifiche e di quali tecnologie abbiamo bisogno per poterci spingere più avanti. Sulla Luna nel 2024, come vorrebbero gli americani, ma soprattutto oltre”.

Nel frattempo sarà possibile seguire in diretta le fasi iniziali della missione: il docking con la Iss, fra la mezzanotte italiana e l’una del mattino, l‘hatch opening e l’ingresso dell’equipaggio nella stazione (fra le 2:00 e le 3:00 del mattino). Da lì in poi, sarà Beyond.

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