Una presenza umana stabile permetterebbe di installare sismometri in aree mai studiate prima e di ampliare la copertura su scala globale. Una rete moderna potrebbe aiutarci ad avere un’idea molto più precisa dell’interno della Luna, definendo meglio le dimensioni del nucleo, la struttura del mantello e la distribuzione del calore residuo. Non ancora un’immagine perfetta, ma la più completa mai ottenuta finora.
I due volti della Luna
Dal momento che la Luna è un corpo unico, come mai la sua faccia nascosta è così irregolare e craterizzata, mentre quella visibile è più liscia e ricca di mari basaltici? Questa asimmetria è uno dei grandi enigmi ancora senza soluzione. I modelli che cercano di spiegare questa peculiare caratteristica chiamano in causa le differenze nel calore iniziale, variazioni nella cristallizzazione dell’oceano di magma e perfino gli effetti gravitazionali della Terra; ma, fin qui, nessuna teoria è riuscita a offrirci una spiegazione davvero esauriente.
Il nostro ritorno sulla Luna apre la strada alle prime spedizioni umane sulla superficie della faccia nascosta del satellite. Se riusciremo a raccogliere campioni, gli scienziati potranno datarli e ricostruirne composizione ed evoluzione termica, due elementi decisivi per chiarire un mistero che rimane insoluto da oltre mezzo secolo.
L’enigma del magnetismo lunare
I campioni riportati sulla Terra dalle missioni Apollo hanno rivelato un dettaglio inatteso: molte rocce risultano magnetizzate. Eppure, per dimensioni e struttura interna, il satellite sembra troppo piccolo e freddo per aver sostenuto a lungo un campo magnetico così intenso.
La nuova fase dell’esplorazione lunare potrebbe aiutare a chiarire questo mistero grazie a campioni freschi prelevati da regioni diverse e a misurazioni magnetiche più precise. Con rocce datate in modo corretto e dati migliori sull’interno della Luna, sarà possibile ricostruire tempi e intensità del campo magnetico lunare.
Oltre la Luna
A differenza dell’epoca di Apollo, oggi la Luna non rappresenta più il traguardo finale, bensì l’inizio di una nuova fase dell’esplorazione spaziale. Quello che accadrà nel prossimo decennio non servirà solo a risolvere gli enigmi ancora aperti, ma anche a cambiare la nostra comprensione dei mondi rocciosi, della formazione dei pianeti e dei limiti stessi dell’esplorazione umana.
Forse non arriveranno tutte le risposte, ma per la prima volta in mezzo secolo saremo nel posto giusto per porre le domande corrette, con gli strumenti adeguati e le mani piene di rocce lunari.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.
