Anche la parte sud, quella greca della Repubblica di Cipro, ha un alto tasso di militarizzazione. C’è la Guardia nazionale cipriota, l’esercito a difesa dell’integrità territoriale in un contesto fragile dove lo scontro con la controparte turca è sempre un’eventualità. E poi c’è la consistente presenza militare dell’occidente.
Il ruolo del Regno Unito
Nel 1960, anno dell’indipendenza, la Gran Bretagna ha mantenuto la sovranità sul 3% dell’isola. In due porzioni di territorio dove vivono qualche migliaia di persone tra ciprioti e britannici, una nei pressi di Limassol e l’altra nei pressi di Larnaca, sono state istituite le basi militari di Akrotiri e Dhekelia. La Gran Bretagna ha voluto sfruttare la posizione geografica strategica di Cipro, nel mezzo del Mediterraneo orientale e a poche centinaia di chilometri dal Medio Oriente, per presidiare l’area e per le sue missioni militari nel continente asiatico, fornendo anche supporto all’esercito locale in chiave anti-turca. Questo scenario ha portato, nel corso della storia recente, a una presenza militare non ufficiale a Cipro anche degli Stati Uniti, che hanno operato dalla base di Akrotiri e da quella di Andreas Papandreou, vicino a Paphos. Negli ultimi tempi, quelli del genocidio nella Striscia di Gaza, nelle basi militari della parte sud dell’isola ci sarebbe stata una certa operatività anche in supporto dell’offensiva israeliana, soprattutto per quanto riguarda gli attacchi contro gli Houthi dello Yemen.
Le relazioni tra Cipro e Israele
Nel 1899 l’attivista sionista David Trietsch aveva indicato in Cipro il territorio per l’insediamento, quanto meno inizialmente, dello Stato ebraico. Il legame tra l’isola e quello che poi sarebbe stato Israele viene da lontano e negli ultimi tempi si è rafforzato particolarmente, per diversi motivi.
C’è, come detto, la questione del genocidio nella Striscia di Gaza e del sostengo dell’offensiva israeliana. C’è poi la questione della Turchia, con cui tanto per Israele quanto per la Repubblica di Cipro i rapporti sono tutto tranne che buoni. Questo ha contribuito nel tempo a migliorare le relazioni tra Nicosia e Tel Aviv, con i ciprioti che hanno visto nello stato israeliano un buon alleato regionale contro le mire di Ankara e del presidente turco Recep Tayyp Erdoğan e che hanno ricevuto supporto logistico militare sotto forma di nuovi missili, sessioni di addestramento e tecnologie di sorveglianza.
A questo, o anche per questo, negli ultimi anni si è aggiunto un sostanzioso piano di investimenti israeliani nell’isola, soprattutto in campo immobiliare. Sono state create residenze per anziani, case vacanza in una meta da tempo al centro del turismo israeliano ma anche complessi residenziali nella forma delle gated community, vere e proprie cittadelle private protette da cancelli e da guardiani. Migliaia di israeliani si sono così trasferiti nell’isola negli anni successivi alla pandemia e oggi la comunità è composta da circa 15mila persone.

